Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

mercoledì 22 ottobre 2014

"Tre donne oltre il limite" al Sidecar di Roma




SIDECAR
Piazzale degli Eroi 9 Roma

24/25/26 OTTOBRE h 21,30 - domenica h 18
info e prenotazioni: 06 9727 0414 - info@sidecarweb.it
ingresso unico popolare €8 + €2 tessera associativa

Tre donne oltre il limite
monologhi di Francesco Randazzo
interpretati da
Rossana Veracierta
Regia dell’autore

Tre brevi e incisivi sguardi su tre donne contemporanee, attraverso il loro drammatico percorso, oltre il limite dell’ipocrisia retorica, del perbenismo, dei falsi principi.
Una trentenne in un serrato crescendo ci svela le banali mostruosità che si possono nascondere in una famiglia per bene; una donna scampata ad un cecchino racconta, con un dolore che è un cristallo durissimo, la sua terribile fuga; una giovane prostituta extracomunitaria, senza nome, senza documenti, senza speranze nè illusioni, si trova a parlare senza peli sulla lingua di sè stessa al poliziotto che l'ha arrestata.



domenica 19 ottobre 2014

La domenica non è mai un'altra cosa




Ci son giorni che ubriacarmi vorrei allo stramazzo
m'impostumo d'immenso e più non lo fazzo.

Ci son giorni che trasudarmi vorrei una canna
e il mio cuore d'un ultimo battito pensa a mamma.

Ci son giorni che non son giorni ma reti a strascico
che si susseguono vandalici, stracchi, merdacchi.

Ci son giorni che mi sveglio pronto alla conquista
ma come un cormorano finisco a Magellano.

Ci son giorni che la testa mi fa girar mi fa girar
e come senza bombole non posso respirar.

Ci son giorni che c'è il sole e me ne fotto
il telefono squilla ma suona a morto.

Ci son giorni che piove di sopra e sotto
e sento tutti i torti che piangono a dirotto.

Ci son giorni che portano il silenzio
e zitto zitto io mi ricompongo.

La domenica non è mai un'altra cosa
di niente e di nessuno la vita riposa.




 ©francescorandazzo2014





sabato 28 giugno 2014

Alberto Rigettini su Pornoliriche



Giustamente questo libro non esiste in versione cartacea.
Per preservare la privacy del lettore può essere scaricato a notte fonda. I bambini, la fidanzata, la mamma -o peggio, l'accademia letteraria- potrebbero trovarlo. E cosa deve fare uno? Nasconderlo dentro una rivista pornografica? Meglio infilarlo fra una schermata e l’altra senza lasciar tracce nella cronologia.
E’ composto da una serie di piccole stanze nude e scarne, quadrate come piccoli schermi, piccole gif animate.

sabato 7 giugno 2014

La stanza del presepe


Piccolo gioiellino di narrativa “La stanza del presepe” di Angelo Di Liberto, che attraverso lo sguardo infantile di un ragazzino, Giovanni Falcone, non ancora giudice, non ancora martire, ma già pervicace e ostinato, ci conduce nella temperie della paura soffusa e penetrante di una Palermo attanagliata dalla mafia. Il simbolismo del presepe, il cui equilibrio del bene è minacciato dalla statuina del cattivo, è semplice ma efficacissimo. La paura e il coraggio del piccolo Giovanni sono nostri; la spada di legno che impugna ne fa un piccolo Don Chisciotte determinato e tenero. Il finale, onirico e profetico, oltrepassa la vita e la morte, verso la speranza, attraverso la memoria e la testimonianza. Da leggere.


mercoledì 14 maggio 2014

"I delitti della primavera"


Un libro a volte può mentire, il suo titolo può essere frutto di strategie attrattive, ma non del tutto sincere. Il mercato o il trend del momento a volte costringono a piegare il senso di un libro verso qualche possibile target di lettura e quindi di vendita. Non è sbagliato di per sé, anzi, se favorisce la vendita e la diffusione del libro quando è un buon libro, ben venga. Infine il lettore accorto, pur sgamando la bugiola da copertina, sarà contento d'averlo letto. Come è successo a me leggendo “I delitti della primavera”, sottotitolo “Un serial killer nella Firenze del Rinascimento”, di Stella Stollo, edito dalla giovane ma centratissima casa editrice Graphoofeel. Nell'era dei thrilleroni, americani e italici, il titolo è una studiata trappola. E ci si casca. Fortunatamente, però. Il giallo e l'intrigo ci sono, intendiamoci, ma invece di spedirci dritto dritto alla compulsività d'azione del genere, ogni tanto, spesso anzi, la scrittura, il plot, si fermano e si comincia a navigare “in un vasel, presi da incantamento”, per parafrasare Dante. Ci si sofferma a ragionare sul mondo, sull'arte, sulla poesia, sulla bellezza, sulla cultura, la tolleranza, il pregiudizio, attraverso i ragionamenti di Sandro Botticelli, Filippino Lippi, Leonardo Da Vinci e molti altri begli spiriti dell'epoca in cui si svolge la vicenda. E se pur dapprima, queste “frenate” al plot, spiazzano e sembrano divagare rispetto alla classica mozione d'ordine del lettore di genere, cioè: “Chi è l'assassino?”, andando avanti nella lettura, ci si perde e si viene affascinati da quel mondo, da quei begli spiriti che lo abitano, dai loro ragionamenti e desideri, dalle idee superbe e rischiose, dalle utopie e dai grandiosi piani. Così, infine, ci si scorda quasi del genere con il quale siamo stati adescati e ci si immerge in ben altro e ben di più, vividamente, profondamente. Scoprire alla fine chi è l'assassino non è più così importante, seppure la Stollo è molto abile ad imbastire un finale non finale, che forse lascia presagire altri libri a venire. Quel che più conta sono loro, Botticelli, Lippi, Da Vinci, Vespucci, i loro sentimenti, le loro visioni del mondo, la loro straordinaria vivacità intellettuale, quel loro meraviglioso sfidare il consueto per l'inconsueto, l'apparenza per la trasfigurazione, il già noto per ciò che si deve ancora scoprire. La forza del libro è questa. E se pur con un piccolo inganno, il lettore al termine del libro, è contento d'essersi imbarcato, con i protagonisti della storia, in un viaggio extraordinario, senza fine, né finale, nel grande mare aperto dell'ingegno e della fantasia, della Storia, e dei suoi segreti e misteriosi risvolti.




mercoledì 7 maggio 2014

E transitare nel silenzio



E transitare nel silenzio
sopra un treno che si svuota
Attraversare radici spietate
tagliando col machete
pezzi di Pier della Vigna
Sfrecciare verso il niente
E piangere senza suono
perché niente più niente
vuoi ascoltare niente
E l'aria che si sposta
entrando in galleria
il treno vuoto e te
senza biglietto
senza meta
Rotto
il freno

d'emergenza



©francesco randazzo_2014




martedì 25 marzo 2014

"Notte Segreta" al Teatro Stabile di Catania



NOTTE SEGRETA

testo e regia di Francesco Randazzo


con Emanuela Trovato Rossana Veracierta


produzione Compagnia "La bottega del pane"

In una notte di veglia due innocenti e irresistibili novizie si domandano il perché del loro destino. Uno spettacolo sorridente, commovente, sognante.

Dal 4 al 6 aprile 2014, andrà in scena al Teatro Angelo Musco di Catania, lo spettacolo, scritto e diretto da Francesco Randazzo, "Notte segreta", con Emanuela Trovato e Rossana Veracierta.
Lo spettacolo riprende, rinnovandolo, un precedente allestimento che ha già avuto numerosi e felici riscontri da pubblico e critica. Il testo è stato anche tradotto e rappresentato con successo all'estero (Spagna e Canada). In Italia è pubblicato da Bulzoni Editore.

In un convento della Sicilia, nei tempi lontani “dei Viceré venuti dalle Spagne”, due giovani suore, si ritrovano a passare insieme una notte di veglia e penitenza accanto ai corpi in fase di imbalsamazione di due vecchie monache morte in odore di santità. Era una pratica penitenziale in uso a quei tempi...
Assunta e Conforto, due giovani donne chiuse lì dentro, al buio, o peggio al riverbero di luci che entravano dalle feritoie o da flebili torce e lumi. Con le ombre spaventose e tremolanti. E le morte a fare compagnia. Sono in convento per obbligo più che per scelta. Insieme, a subire quella penitenza angosciosa. Che pregano, certo, ma poi? Una notte è lunga. Troppo lunga. Può sembrare e diventare eterna lì dentro.
Vogliono e sognano, inventandosi fantastiche storie, la Vita non la Morte. Sono curiose, sono monelle, sono delle Sante involontarie, come tante ce ne sono state. Allegre per disperazione, fantasiosamente temerarie, col coraggio dell’incoscienza e della leggerezza ma anche con la paura, con l’ansia di capire perché quel destino: una domanda che con le loro risate, attraversa i secoli e arriva fino a noi. Con un sorriso e un brivido leggero.

DALLA RASSEGNA STAMPA:

Si può parlare con sincerità di un piccolo capolavoro armoniosamente recitato.”
Mario Verdone (Corriere di Siena)

"Notte segreta, di cui è autore e regista Francesco Randazzo, scrittore causidico, portavoce di coscienze misteriose, profane. L'esperienza è singolare... Lodevole è la partecipazione scenica delle novizie gaie e sinistre che si lambiscono o si lasciano andare a madrigali, a reviviscenze, a leggende vescovili e a inquietanti prologhi di vita larvale.”
Rodolfo Di Giammarco (La Repubblica)

Le novizie di Randazzo tra Bufalino e Testori.” Fra preghiere, trasalimenti, spaventi e scoppi d'ilarità e ironia... All'autore e regista Francesco Randazzo, va riconosciuta, anzitutto, una costruzione del dialogo di autentica resa teatrale. Spettacolo coraggioso, con attrici affiatate e convincenti in parti poco frequentate sulle scene.”
Giorgio Taffon (Primafila)

A Roma con Notte Segreta, il siracusano Randazzo conferma la fama di drammaturgo che racconta la Sicilia.
CENTONOVE


Allestimenti all’estero:
Notte Segreta ha avuto un allestimento in Québec, Canada, nella traduzione in francese della drammaturga Micheline Parent, nell’estate del 2006 al “Festival de Theatre de Bellevue”, con il titolo “Nuit Secréte”.
In Spagna, a Valencia, nel novembre del 2009, Notte Segreta è stata presentata nell'ambito del Festival "Parole di Teatro" (drammaturgia italiana in Spagna), dalla Compagnia CRIT al Teatro Sala Zircó, diretta da Josep Vicente Valero.

Prenotazioni:

Teatro Angelo Musco
via Umberto 312 Catania

tel 095 7310854



costo biglietto € 16

4 e 5 aprile ore 21
6 aprile ore 17,30

lunedì 24 marzo 2014

Fenomeni emergenti


Buio pesto.

«Solitudine ovvero radice quadrata della mia accettazione degli altri.
Mia e basta ego mei mihi me me. Meme.
Tentavo di differenziarmi. L’ho capito.
Sono solo. Io.
Non solitario. Io.
Solitudine è quanto più vicino a dio, qualunque cosa sia dio» tuono, la volta trasecolò  illuminandosi in breve, solcata da saette.
«Niente da fare e pertinacia gioverebbe zero.
Contro il viluppo omogeneo sono solo. Io.
Raziocinarci a che pro se il necessario non ha cervello.
Quanto ho capito!
Sono reo mamma. Per te la laurea lallazione ridondata.
Detenzione/consumo di sapere, fine pena mai.
Ti sei chiuso -dice- sterile a te stante.
Uomo sterile sta a #unacertaidea quanto aspirina scaduta a farmaco salvavita.
Figurarsi un figlio. IL.»

giovedì 27 febbraio 2014

Ibn Hamdis




Ammuzzicai 'na petra dura 'n vucca, 
ammanzai 'n cavaddu sarvagghiu assai.

E chi! Fici picca viaggiu allura 
ca nun furriai tuttu lu munnu paru?

Campai furriannu fora d'umanità, 
privu di piaciri, tuttu sfardai!

Passai li notti mungennu spati 
'nveci di minni beddi di caruse.

Tutt'acciaccatu comu avissi i denti 
era lu ferru miu pi lu pugnari.

Giuvini, fui svertu comu a ddu ferru
 e di chistu campai. Nunn'è 'n misteri?

Ju m'arruvillai ccu la spata
comu Musè fici ccu li virghi!

Ti pari ca mi scordu? Ju sempri
m'arrivoddu di li tempi niuri
e di lu tradimentu di l'amicu.

Era di razza para a chidda mia, 
criscìu comu a mia ma fu diversu.

Quant'erve sannu amari 
sippùru 'i nutricàu 
l'aruci acqua de' néuli.





(da "Il Sogno di Hamdis", © 1993, traduzione e adattamento 
di Francesco Randazzo del canzoniere di Ibn Hamdis)