Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

lunedì 23 dicembre 2013

"Picciridda stidda" ebook su Amazon


L'ebook può essere acquistato su Amazon.it


Liberamente ispirato alla storia della bambina palermitana morta nel 1920, divenendo l'ospite più illustre della cripta dei Cappuccini, per il misterioso e stupefacente lavoro di imbalsamazione che l'ha mantenuta intatta e rosea come una piccola dormiente. 
Il monologo in versi di Francesco Randazzo, immagina che l'anima della bambina, intrappolata nel corpo dal processo chimico d'imbalsamazione, cerchi di fuggire, interpellando chi la guarda ma non può vederla, ripercorrendo la propria storia, cercando ancora i genitori, tra cantilene infantili e grida disperate, prigioniera innocente che intenerisce e sgomenta. 


Indice: 

- Picciridda stidda, monologo in versi 

- Morte, non andar fiera..., nota dell'autore (con hyperlink informativi, iconografici e video) 

lunedì 16 dicembre 2013

"Di traverso" Premio Speciale della Giuria al Premio Internazionale di Poesia "Di Liegro"




Premio Speciale della Giuria
 sezione poesia edita 
al Premio Internazionale di Poesia "Di Liegro"


poesie di francesco randazzo

ISBN  978-88-6682-344-5






Sulla spalla sfiorando il rapido battito

dell'angelo silenzioso mi richiama

distratto al soprassalto Curiosamente
Nell'aria volteggiano presagi stanchi
che s'accasciano sotto le automobili
Poi la pioggia li lava Scorrono via
e c'è sempre un cane pazzo che corre
come se volesse prendere l'impossibile
Io me ne sto come un sampietrino
staccato via lasciato accanto
ad uno spazio di terroso vuoto
Duro e di traverso la strada
Duro e di traverso la vita



"La poesia non è una branca dell`arte, è qualcosa di più. Se ciò che ci distingue dalle altre specie è la parola, allora la poesia, che è l`operazione linguistica suprema, è la nostra meta antropologica e, di fatto, genetica. Chi considera la poesia un modo per passare il tempo, una "lettura", commette un crimine antropologico, in primo luogo contro se stesso."  
J. A. Brodskij



Il libro può essere acquistato dal sito photocity.it




Poesia d'attacco, da recitazione, sincopata, che passa dal verso chiaro, a contaminazioni di vario ordine e grado.
Non è poesia "sperimentale", ma di "ricerca", e la sfumatura non è da poco. Poi narra... e il narrare, oggi, è la sola possibilità che vedo per la poesia. Narra suonando, con musicalità, ritmo.
Gian Ruggero Manzoni






giovedì 12 dicembre 2013

Il rasoio di Occam a volte taglia male




Il rasoio di Occam a volte taglia male
Ti ritrovi la faccia tutta tagliuzzata
E la soluzione più semplice t'ha fottuto
Forse è per questo che i detective
nei film c'hanno la barba non rasata
non perché duri ma perché previdenti
A parte Poirot che andava dal barbiere
e Sherlock Holmes ch'era strafatto e glabro

Le donne non hanno di questi problemi
la ceretta di Occam non esiste affatto






©francescorandazzo2013

lunedì 9 dicembre 2013

Il libraio




Voglio fare il libraio
Vendo soltanto un libro
alla volta Uno soltanto
Che io abbia già letto
e amato e mi costi
separarmene
A cinquant'anni
ne ho letti molti
la mia libreria
è molto grande
e ricca di titoli
ma sta tutta
tra le mie mani
perché uno soltanto
uno alla volta
ne venderò
Un libro che amo
ad una persona
che mi piaccia

Non ho mai avuto
il senso degli affari

Mi affascina però
che ogni cosa
sia unica
per un'unica persona

Voglio fare il libraio
Vendo soltanto un libro
alla volta Uno soltanto
Che io abbia già letto
e amato e mi costi
separarmene

Ogni giorno
tutto esaurito
Un grazie
e un sorriso


 ©francescorandazzo2013






lunedì 25 novembre 2013

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Tre pezzi di teatro contro la violenza sulle donne.

Sto diventando me stesso

Sto diventando me stesso
non ho bisogno di uno specchio per vederlo
sta accadendo proprio adesso
e non c'entra con come mi sento
Tra poco sarò un sasso
immobile e incapace
di fare un solo passo
Non mi aspettare più in là
o domani
non dirmi di stringere
o aprire le mani
o stropicciare gli occhi
davanti al mare immenso
perché sto diventando me stesso

venerdì 15 novembre 2013

Luigi Matt. La parola verticale di Gualberto Alvino

Gualberto Alvino, La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino, prefazione di Pietro Trifone, Napoli, Loffredo-University Press, 2012. Da "Stilistica e metrica italiana", 12, 2012, pp. 361-364
Nel volume vengono raccolti studi già editi in rivista (tutti sottoposti a revisione e aggiornamento) sulla lingua e lo stile di tre scrittori siciliani certamente molto diversi tra loro, ma accomunati dalla volontà di tenere la propria prosa lontana dalla semplicità e dalla immediata comunicatività prevalenti – pur con molte e significative eccezioni – nella narrativa italiana degli ultimi decenni. I testi di Pizzuto, Consolo e Bufalino vengono sottoposti ad analisi di vario tipo, che trovano il comune denominatore nella volontà di indagare il livello formale delle opere, visto come chiave privilegiata per aprire le porte dell’interpretazione; metodo valido in generale, e tanto più opportuno nei casi, come quelli in questione, di scritture che a causa della voluta complessità possono sembrare a tratti, al lettore ingenuo (categoria nella quale vanno compresi invero non pochi critici letterari, soprattutto tra quelli che imperversano nei giornali), come esperimenti fini a sé stessi e addirittura privi di un reale potenziale semantico. Ma difficile e incomprensibile sono, evidentemente, due concetti assai diversi; il compito principale assuntosi da Alvino sembra proprio quello di mostrare attraverso una puntuale ricognizione linguistico-stilistica che anche le pagine più impervie degli autori studiati si rivelano, a chi le sappia leggere, tutt’altro che imperscrutabili. Non è un caso che il prosatore di gran lunga più propenso ad allontanarsi dalla lingua d’uso, Pizzuto, abbia bisogno di una serrata indagine lessicale (nei due saggi intitolati Onomaturgia pizzutiana, pp. 17-76), attraverso la quale vengano illustrate, sia dal punto di vista semantico sia da quello etimologico, le numerosissime coniazioni originali. Spesso, infatti, chi affronta le opere pizzutiane, soprattutto quelle appartenenti all’ultima fase (aperta da Paginette), si trova dinanzi a parole sconosciute e non immediatamente interpretabili; l’autore del resto era fermamente convinto che allo scrittore moderno sia lecito, e anzi consigliabile, richiedere al lettore «una compartecipazione attiva, direbbe un tomista in cointuizione» (come suona una sua definizione, cit. a p. 18; il riferimento qui è in realtà alle tecniche narrative, ma lo spunto appare estensibile alle componenti linguistiche). L’uso frequente di vocaboli inusitati non risponde certo, come a volte s’è detto, ad una pura e semplice volontà di ricercatezza se non di gratuita oscurità; come nota Alvino, è lontano dal vero chi vede nella prosa di Pizzuto «culto dell’ineffabile, malia simbolistica, o, peggio, secentismo, sfarzo estetizzante» (p. 20). L’effetto di spiazzamento che l’autore senza dubbio persegue in tutti i suoi testi è funzionale, nelle sue intenzioni, ad un arricchimento del potenziale conoscitivo insito nella parola letteraria (come d’altronde aveva dimostrato da par suo il primo ammiratore ed esegeta pizzutiano: Gianfranco Contini). Frustrare le attese del lettore è un modo di tenerne desta l’attenzione; è ciò che Pizzuto sembra voler ottenere in particolare quando risemantizza parole comunissime: ardue ‘luminose’ o ‘ardenti’ (da ardere), colpi ‘seni’ (dal gr. κολπός), giordano ‘vaso da notte’ (dall’ingl. jordan, voce presente nello shakespeariano Enrico IV), ecc. A proposito dell’ultimo esempio, va detto che la derivazione di parole da lingue straniere è piuttosto frequente: si vedano ad esempio camminferriere ‘di ferrovia’ (dal fr. chemin de fer), glùclica ‘felice’ (dal ted. glücklich), tanchisgìvimi ‘festa del ringraziamento’ (dall’ingl. thanksgiving). Scorrendo il ricco glossario allestito da Alvino si nota a prima vista come tra i numerosissimi neologismi ottenuti attraverso i principali meccanismi formativi dell’italiano accanto a termini semanticamente trasparenti (etruscoide ‘di aspetto etrusco’, monellume ‘gruppo di monelli’, sfazzolettio ‘l’agitare il fazzoletto’, ecc.), siano abbastanza frequenti invenzioni che richiedono un notevole sforzo interpretativo per essere decifrate; per far solo un esempio si può citare magdeburgismo ‘intensa emozione’, forma così spiegabile: «Da (emisferi di) Magdeburgo ‘cavi per rilevare l’effetto della pressione atmosferica’, col suff. -ismo» (p. 42). Non c’è dubbio che le glosse di Alvino, che di fatto costituiscono la prima ricognizione formale a largo raggio delle opere di Pizzuto, servano ad un duplice scopo: una migliore intelligenza della lettera di testi finora molto più citati che letti, e una prima incursione non superficiale nel laboratorio dello scrittore, da cui emerge, come elemento forse più rilevante, l’importanza capitale che aveva per lui la cultura greca. Se la vicenda letteraria di Pizzuto appare del tutto irrelata nel panorama novecentesco italiano, lo stesso non si può dire per la scrittura di Consolo, per la quale da tempo è stato autorevolmente proposto l’accostamento con la prosa di Gadda, della quale condivide la propensione per il plurilinguismo e la plurivocità (peraltro, è stato lo stesso Cesare Segre, nel momento in cui metteva in luce gli aspetti comuni ai due autori, ad operare gli opportuni distinguo). Nel saggio La lingua di Vincenzo Consolo (pp. 95-127) vengono affrontate in sequenza le principali opere del narratore; ne emerge, con la parziale eccezione del romanzo d’esordio, La ferita dell’aprile – in cui, «conformemente alle estetiche della verisimiglianza espressiva in voga negli anni Sessanta» (p. 97), si persegue una riproduzione del parlato orientata verso i registri più popolari –, una sostanziale fedeltà ad un tipo di prosa orientata contemporaneamente alla ripresa di elementi di forte letterarietà e all’evocazione insistita della sicilianità linguistica. Entrambi i serbatoi servono bene ad allontanare la scrittura di Consolo da quell’italiano medio da lui notoriamente disprezzato come veicolo di banalizzazione, volgarità e acquiescenza verso le idee dominanti. Gli arcaismi, è bene notare, non pertengono solo al livello lessicale, ma spesso riguardano la morfologia (soleano, diè, conquisi, ecc.). Quanto ai sicilianismi (di cui alle pp. 119-27 è offerto un regesto), è interessante notare la tendenza all’adattamento, in alcuni casi solo parziale, alla fonetica e alla morfologia dell’italiano, come in blundo ‘biondo’ (da bblunnu), intinagliare ‘attanagliare’ (da ntinagghiari), tomazzo ‘formaggio’ (da tumazzu); a presentarsi nella forma originale sono quasi solo quelle parole che non divergono dalle consuetudini fonomorfologiche della lingua, come accianza ‘occasione’, mafàra ‘tappo’, zotta ‘sferza’. I numerosissimi ibridi siculo-italiani sono una spia evidente della apertura di Consolo per la contaminazione linguistica, vista come fonte di arricchimento e quindi, implicitamente, come possibile strategia di resistenza di fronte alla decadenza che nella sua visione delle cose sconta l’italiano contemporaneo. Fenomeno estremo di deflessione dalla medietà linguistica è la propensione di Consolo per la ricerca di particolari effetti ritmico-prosodici, di cui l’esito più notevole è la presenza tutt’altro che sporadica di precise misure metriche (ecco ad esempio un paio di endecasillabi presi tra quelli censiti da Alvino in Retablo: «E gli occhi tenea bassi per vergogna»; «fuga notturna in circolo e infinita»). I passi appena citati sono spie anche di un fenomeno più generale: il fatto che il periodare di Consolo è caratterizzato dalla «strabordante congerie delle manovre topologiche» (p. 102). Attingendo alle possibilità offerte dall’italiano della tradizione letteraria, ad esempio, vengono realizzati tutti i possibili tipi di iperbato e di anastrofe. In un romanzo come Il sorriso dell’ignoto marinaio, vista l’ambientazione ottocentesca, i continui ammiccamenti all’italiano del passato varranno anche ad evocare almeno parzialmente un’atmosfera d’epoca; ma vanno anche rilevate spinte diverse, tra cui particolarmente notevole è la fortissima insistenza su un procedimento tipicamente novecentesco come l’enumerazione caotica, il cui effetto è spesso enfatizzato da due accorgimenti opposti: «l’eliminazione della punteggiatura – o il suo esasperato impiego» (p. 103). Il risultato più rilevante dell’ultimo saggio (Artificio e pietà. Contributo allo studio di Gesualdo Bufalino, pp. 131-58) è l’adduzione di molte prove utili a contraddire una lettura semplificante, e largamente corrente nella critica, secondo la quale la prosa del narratore comisano sarebbe pacificamente inscritta sotto il segno della fedeltà alla tradizione letteraria. Rispetto ad altri narratori che hanno esordito negli anni Ottanta, per i quali lo sguardo verso il passato sembra carattarizzato da un passivo e acritico desiderio di recupero di uno stile d’antan, Bufalino gioca consapevolmente a mescolare piani diversi. In un testo scritto poco prima della morte, l’autore indica tra gli obiettivi della sua scrittura il «combinare il visibilio del lessico alto e melismi dell’ineffabile con il sentimento di una ironica disperazione» (cit. a p. 141). È proprio l’ironia una delle chiavi di lettura per capire il senso di opere come Diceria dell’untore, in cui l’impiego, peraltro larghissimo, di moduli sintattico-retorici iperletterari (di cui Alvino offre un ampio e meditato catalogo) non va affatto interpretato come puro omaggio ai classici, ma risponde semmai all’esigenza di sfruttare a fondo le illimitate possibilità della prosa italiana, cercando di dar vita ad una vasta gamma di soluzioni, «in un perpetuo tentativo di convertire ogni emozione in peculiarità dello stile e viceversa» (come dichiara l’autore nell’autodiagnosi già citata). Colpisce peraltro che sia sfuggito a tanti critici il fatto, evidente a prima vista, che nelle pagine di Bufalino la componente arcaizzante sia tutt’altro che esclusiva, ma anzi conviva con materiali di opposta natura. Per bilanciare gli elementi per così dire nobilitanti della prosa vengono impiegati soprattutto accorgimenti lessicali, in particolare l’impiego di sicilianismi, per la verità non frequentissimi, e di neoformazioni, che viceversa spesseggiano nei testi di Bufalino. Si tratta per lo più di parole dotate di un alto tasso di espressività, spesso di significato trasparente: criptocretino, egofobia, isolitudine, madreterna, mafiocentrico, teratofilia, ecc. Per alcune conazioni meno immediate, si possono leggere le chiose dello stesso Bufalino, contenute in una lettera ad Alvino pubblicata in appendice al saggio; è il caso ad esempio di similsudista («Allude [...] a quel tipo di architettura neoclassicheggiante frequente nelle ville dei sudisti americani, al tempo di Via col vento»), o sonnogrembo («Il sonno come regressione nel ventre materno»). Vale la pena di segnalare anche che la prosa di Bufalino accoglie altre due categorie di parole estranee alla tradizione (su cui Alvino non si sofferma): i forestierismi e i tecnicismi. Interessanti in particolare i secondi, appartenenti per lo più al linguaggio medico, e adoperati volentieri in contesti metaforici insieme originali e pregnanti. Resta da dire di un saggio di impianto teorico, il brillante Dialogo dello Scettico e del Fautore (pp. 77-91), in cui Alvino appassionatamente difende l’opera di Pizzuto dalle facili accuse di oscurità, complicazione formale fine a sé stessa e «assoluto vuoto di esperienze umane» (p. 79), proponendo riflessioni che si possono estendere a molti altri autori appartenenti ad un’area che si può definire genericamente sperimentale. Anche chi non condividesse le valutazioni sullo scrittore in questione non mancherà di apprezzare la risoluta difesa delle ragioni dello stile, che solo un modo molto semplicistico di affrontare la letteratura può tenere totalmente distinte dalla sfera dei contenuti, «quando si tratta d’un binomio inscindibile. Di un’equazione. Lo stile è la materia» (p. 81; non per caso questo passo è sottolineato anche da Trifone nella Prefazione). Può sembrare un’affermazione ovvia, ma troppa parte della critica di oggi, piattamente contenutistica e totalmente sorda alle istanze della forma, dimostra che non è così.

mercoledì 13 novembre 2013

"Kren" & "Dialogo col bambino" presentazione del libro





Biblioteca San Matteo degli Armeni

Via Monteripido 2, Perugia. 

14 Novembre 2013

Ore 18:00



coordina Gabriele De Veris
Bibliotecario San Matteo degli Armeni 

presentano

Claudio Trionfi 
attore e regista
responsabile collana Melpomene

Sandro Damiani
critico teatrale

letture a cura degli attori

Gian Luca Bianchini
Claudio Trionfi
Rossana Veracierta

sarà presente l'autore
Francesco Randazzo


lunedì 28 ottobre 2013

PAROLE DI SICILIA



Riapre il blog letterario culturale, 
"Coso" online con ricorrenti crisi d'identità"


Per cominciare c'è il mio racconto "Un caffè dell'altro mondo", che ha vinto il Premio Moak 2013.

A seguire, il 30 ottobre, un racconto di Antonio Musotto.

E così via...

mercoledì 16 ottobre 2013

***


il gatto non le mangiò
in àgape felina la lingua
purtroppo né consonante
palatale l’inchiodò [c]
[sch-iaffo] e sarebbe stata
meglio muta e gravida

sabato 28 settembre 2013

***


bingo bongo sub
sahariano from lesotho
arco e frecce al chiodo
lasciò sotto tetto eternit
il survit aujourd’hui Ou
muovi il culo porta qui
il muletto (forklift, dio)

sabato 7 settembre 2013

Sonno ritorno ricordo



Arance rosse spaccate
Lame di lava riposata
Ferro di rugginose gelosie
Balate di sospiri e grida
Odore di stanca acqua salata
E vento urticante come chiodi
Sonno ritorno ricordo
un bambino che pregava
un orologio indifferente
Dalla terrazza piovevano
uova di canarini distratti
Saliva aspra l'anima
dei pomodori asciugati
Mentre il sole feroce
sfotteva i vivi e i morti
Ogni gioia sapeva della fine
I treni promettevano miracoli







©francescorandazzo2012

domenica 7 luglio 2013

giovedì 4 luglio 2013

"Meglio così" il Radiotrailer!


Radio Trailer del cortometraggio

"Meglio così" 

di Francesco Randazzo

con

Rossana Veracierta e 
Gian Luca Bianchini

Prossimamente in streaming!










martedì 2 luglio 2013

Gang bang


nel rito di branco
rapporto 5:1 minimo
afferra la coda per primo
(da tergo elastico fluo)
calcioinculo
vincerai altro giro altra
corsa ma in stuolo
non le terreste testa
[pausa]
di cazzo

sabato 29 giugno 2013

"Meglio così" il trailer




Trailer del cortometraggio 

"Meglio così" 

di Francesco Randazzo

con

Rossana Veracierta

Gian Luca Bianchini

lunedì 24 giugno 2013

Amapola




Affitto tutto a prezzi esosi
Cedo organi gratuitamente
Compro nuvole in saldi

Rileggere Jana Černá
e l'album di foto dei bordelli libici
Tagliuzzarsi il pesce alla tartare

Tutto questo glamour da pezzenti
mi fa venire gli eritemi al colon

Vorrei soltanto abbracciare
una povera vecchia profumata
di borotalco e caffè dolce

L'orologio nel frullatore danza
le ore morte e mai risorte

Bistecche d'ippopotamo per tutti
Rutti di coccodrilli agguerritissimi

Ti guarnirò amore mio bonbon
in salsa di mirtilli e farò tardi
su di te tres bien tres bon

Torniamo indietro
Ma indietro dove

Et vos estote parati
quia
...

Amapola
anima mia
tua sola



©francescorandazzo2013



Imbarazzo nella scelta


le nere hanno culi
incredibili brasilian
POV (ve lo dico io:
Personally Owned Vagina)
con tanga da delirio
e ne chiederà ancora
dell’altro ancora tutto
magari
tua moglie

lunedì 17 giugno 2013

Sottoinsieme


toh guardiamo che
si vede aggratis riuniti
a corte ci saranno animali
tipi strani coprofagi perfino
il nano islamico con lei
velata per l’orgasmo muliebre
rimandavano a categoria
specifica invece

domenica 16 giugno 2013

LABORATORIO DI SCRITTURA CREATIVA



U.I.L.T UMBRIA 
UNIONE ITALIANA LIBERO TEATRO CENTRO STUDI 

LABORATORIO DI SCRITTURA CREATIVA
SANGEMINI MUSEO CALORI 


La UILT UMBRIA organizza un laboratorio di scrittura creativa rivolta a tutti coloro che sono interessati alla redazione di testi per il teatro.

I tre appuntamenti estivi sono l'occasione per approfondire l'aspetto del testo nella prospettiva di una messa in scena.

Il lavoro di scrittura drammaturgica porterà alla pubblicazione di un libro edito dalla fondazione Calori.

Il seminario sarà condotto da Francesco Randazzo, regista, autore e drammaturgo.

I tre incontri si svolgeranno a Sangemini, all'interno di una cornice di assoluto pregio storico-architettonico e di notevole interesse culturale: il museo CALORI (www.museocalori.it)

Il complesso, messo gentilmente a disposizione ( ex convento delle Clarisse di Sangemini) e le opere di Calori esposte all'interno, saranno il pretesto e faranno da sottofondo al lavoro di scrittura che si svolgerà durante i tre appuntamenti estivi.

Queste le date:
LUGLIO 26, 27, 28
AGOSTO 30, 31, 1 settembre
SETTEMBRE 28, 29, 30

Il corso sarà aperto ad un massimo di 12/14 persone e si svolgerà in due parti:
- i primi tre appuntamenti dedicati alla scrittura del testo
- la seconda tranche di appuntamenti ( da definire nei tempi, costi e modalità) dedicati alla creazione di una performance che trasformi le parole in azioni sceniche. I partecipanti dei due seminari potranno essere diversi, scrittori e aspiranti scrittori nella prima, attori nella seconda.

Il costo del corso di scrittura creativa è di 150 euro per l'intero corso per gli iscritti UILT, 200 euro per i non iscritti UILT.

Le spese di pernottamento sono escluse. I partecipanti potranno usufruire di una convenzione UILT con strutture del posto (pasti e pernottamenti) nonché della possibilità di usufruire della foresteria che si trova all'interno del museo, messa a disposizione per gli appuntamenti di Agosto e Settembre.


Info e iscrizioni:
Miriam Nori (Responsabile Centro Studi)
cell. 334/1621819 – e.mail norimiri@libero.it

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