Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

domenica 19 maggio 2013

Ricambio generazionale


lady oscar
era già mucho mas_
turbamento in fasce
protette sgombro
il mondo dal parental
controller dietro il
boiler LeOre in pagine
conciate male mamma
al pianoforte Non
smettere adesso non
entrare!

mercoledì 15 maggio 2013

Pánta rhêi





Tutto scorre
ma pare finisca
tutto nel cesso
E galleggiano
orribili maraviglie

Tutto scorre
come un camion
su strade di carne
Non passa nemmeno
un'ambulanza

Tutto scorre
tutto tutto tutto
Bah

Era pulito Eraclito

Par mener idées
τὸ γὰρ αὐτὸ νοεῖν ἐστίν τε καὶ εἶναι

Difatti
finché la barca va
tu non pensare

Think tank junk








©francescorandazzo2013



mercoledì 8 maggio 2013

Genova


Poi che la nube si fermò nei cieli
Lontano sulla tacita infinita
Marina chiusa nei lontani veli,
E ritornava l'anima partita
Che tutto a lei d'intorno era già arcanamente
illustrato del giardino il verde
Sogno nell'apparenza sovrumana
De le corrusche sue statue superbe:
E udìi canto udìi voce di poeti
Ne le fonti e le sfingi sui frontoni
Benigne un primo oblìo parvero ai proni
Umani ancor largire: dai segreti
Dedali uscìi: sorgeva un torreggiare
Bianco nell'aria: innumeri dal mare
Parvero i bianchi sogni dei mattini
Lontano dileguando incatenare
Come un ignoto turbine di suono.
Tra le vele di spuma udivo il suono.
Pieno era il sole di Maggio
Sotto la torre orientale, ne le terrazze verdi ne la lavagna cinerea
Dilaga la piazza al mare che addensa le navi inesausto
Ride l'arcato palazzo rosso dal portico grande:
Come le cateratte del Niagara
Canta, ride, svaria ferrea la sinfonia feconda urgente al mare:
Genova canta il tuo canto!
Entro una grotta di porcellana
Sorbendo caffè
Guardavo dall'invetriata la folla salire veloce
Tra le venditrici uguali a statue, porgenti
Frutti di mare con rauche grida cadenti
Su la bilancia immota:
Così ti ricordo ancora e ti rivedo imperiale
Su per l'erta tumultuante
Verso la porta disserrata
Contro l'azzurro serale,
Fantastica di trofei
Mitici tra torri nude al sereno,
A te aggrappata d'intorno
La febbre de la vita
pristina: e per i vichi lubrici di fanali il canto
Instornellato de le prostitute
E dal fondo il vento del mar senza posa,
Per i vichi marini nell'ambigua
Sera cacciava il vento tra i fanali
Preludii dal groviglio delle navi:
I palazzi marini avevan bianchi
Arabeschi nell'ombra illanguidita
Ed andavamo io e la sera ambigua:
Ed io gli occhi alzavo su ai mille
E mille e mille occhi benevoli
Delle chimere nei cieli...
Quando,
Melodiosamente
D'alto sale, il vento come bianca finse una visione di grazia
Come dalla vicenda infaticabile
De le nuvole e de le stelle dentro del cielo serale
Dentro il vico marino in alto sale,...
dentro il vico ché rosse in alto sale
Marino l'ali rosse dei fanali
Rabescavano l'ombra illanguidita,...
Che nel vico marino, in alto sale
Che bianca e lieve e querula salì!
"Come nell'ali rosse dei fanali
Bianca e rossa nell'ombra del fanale
Che bianca e lieve e tremula salì..." -
Ora di già nel rosso del fanale
Era già l'ombra faticosamente
Bianca...
Bianca quando nel rosso del fanale
Bianca lontana faticosamente
L'eco attonita rise un irreale
Riso: e che l'eco faticosamente
E bianca e lieve e attonita salì...
Di già tutto d'intorno
Lucea la sera ambigua:
Battevano i fanali
Il palpito nell'ombra.
Rumori lontani franavano
Dentro silenzii solenni
Chiedendo: se dal mare
Il riso non saliva...
Chiedendo se l'udiva
Infaticabilmente
La sera: a la vicenda
Di nuvole là in alto
Dentro dal cielo stellare.
Al porto il battello si posa
Nel crepuscolo che brilla
Negli alberi quieti di frutti di luce,
Nel paesaggio mitico
Di navi nel seno dell'infinito
Ne la sera
Calida di felicità, lucente
In un grande in un grande velario
Di diamanti disteso sul crepuscolo,
In mille e mille diamanti in un grande velario vivente
Il battello si scarica
Ininterrottamente cigolante,
Instancabilmente introna
E la bandiera è calata e il mare e il cielo è d'oro e sul molo
Corrono i fanciulli e gridano
Con gridi di felicità.
Già a frotte s'avventurano
I viaggiatori alla città tonante
Che stende le sue piazze e le sue vie:
La grande luce mediterranea
S'è fusa in pietra di cenere:
Pei vichi antichi e profondi
fragore di vita, gioia intensa e fugace:
Velario d'oro di felicità
È il cielo ove il sole ricchissimo
Lasciò le sue spoglie preziose
E la Città comprende
e s'accende
E la fiamma titilla ed assorbe
I resti magnificenti del sole,
E intesse un sudario d'oblìo
Divino per gli uomini stanchi.
Perdute nel crepuscolo tonante
Ombre di viaggiatori
Vanno per la Superba
Terribili e grotteschi come i ciechi.
Vasto, dentro un odor tenue vanito
Di catrame, vegliato da le lune
Elettriche, sul mare appena vivo
Il vasto porto si addorme;
S'alza la nube delle ciminiere
Mentre il porto in un dolce scricchiolìo
Dei cordami s'addorme: e che la forza
Dorme, dorme che culla la tristezza
Inconscia de le cose che saranno
E il vasto porto oscilla dentro un ritmo
Affaticato e si sente
la nube che si forma dal vomito silente.
O Siciliana proterva opulente matrona
A le finestre ventose del vico marinaro
Nel seno della città percossa di suoni di navi e di carri
Classica mediterranea femina dei porti:
Pei grigi rosei della città di ardesia
Sonavano i clamori vespertini
E poi più quieti i rumori dentro la notte serena:
Vedevo alle finestre lucenti come le stelle
Passare le ombre de le famiglie marine: e canti
Udivo lenti ed ambigui ne le vene de la città mediterranea:
Ch'era la notte fonda.
Mentre tu siciliana, dai cavi
Vetri in un torto giuoco
L'ombra cava e la luce vacillante
O siciliana, ai capezzoli
L'ombra rinchiusa tu eri
La Piovra de le notti mediterranee.
Cigolava cigolava cigolava di catene
La gru sul porto nel cavo de la notte serena:
E dentro il cavo de la notte serena
E nelle braccia di ferro
Il debole cuore batteva un più alto palpito: tu
La finestra avevi spenta:
Nuda mistica in alto cava
Infinitamente occhiuta devastazione era la notte tirrena.









lunedì 6 maggio 2013

L’ONOREVOLE SENATORE



Da "Càuru"
di Francesco Randazzo


IX

ALLA LUCE DEL SOLE
DAVANTI A GIUDICI TOGATI
DAVANTI ALLE TELECAMERE
DAVANTI ALLA GENTE

L’ONOREVOLE SENATORE
Dicono che ho tradito
dicono che ho coperto
dicono che li ho protetti
dicono che ho depistato
dicono che sono corrotto
dicono che sapevo e tacevo
dicono di me cose tremende
dicono di me loro Sentenze
emesse sopra la mia testa
da quelli con le mani sporche
di sangue quelli con la pelle
sporca di polvere da sparo
esplosivi quelli che hanno
sciolto bambini nell’acido
sepolto corpi nel cemento
diviso il marito dalla moglie
la madre dal figlio
quelli che hanno fatto fortuna
sopra la menzogna che ora
chiamano verità sconvolgente
ed è solo l’infamia l’interesse
il traffico delle parole in cambio
di soldi e impunità
negati
agli onesti
Che soccombono

Io
sono innocente
É assurdo
impensabile che io
vada in giro
a baciare
boss mafiosi

É ridicolo
pensare
che io
nel pieno esercizio dei
miei alti poteri
governativi
e dunque
protetto
vale a dire
controllato
in ogni mio spostamento
in ogni mia azione
abbia potuto di soppiatto
in assoluta segretezza
muovermi indisturbato
con mezzi esclusivamente
personali
visto che ogni impiego
di quelli pubblici sarebbe stato
un auto denuncia
quindi con le mie sole
private disponibilità
abbia potuto
incontrare mafiosi
partecipare a matrimoni
tenere segrete riunioni
in oscure case
di piccoli paesi
lontani da Roma

Rispetto la legge
Rispetto la magistratura
Ma la verità
La verità
è cosa troppo alta
per essere così scioccamente
tradita

Sono fiducioso

Sono tutte
pretestuose
illazioni

NEL BUIO
RISCHIARATO DA CANDELE
DAVANTI AI PARAMENTI VIOLA
DAVANTI ALLA COSCIENZA
DAVANTI A DIO

Nel nome del Padre
del Figlio
e dello Spirito
Santo
Amen

Ho peccato
Ho peccato
La notte
la notte
dormo male
ho sempre dormito poco
tutti pensano che sia tempra
ma nel sonno tutto
mi si presenta di nuovo
e non posso
mentire
Dormo male e mi sveglio
Ho paura
Ho peccato
Ho paura
il mio cuore ha paura
il mio corpo ormai vecchio
ormai stanco
ha paura
Ho paura di Dio
La Chiesa è con me
Ma Dio
Dio
Io credo
e temo
perché Lui c’è
e mi guarda
e sa
e tace
Ho paura
L’ultimo giorno
sarà il primo
della mia eterna
condanna
Sia fatta
la Sua volontà
io sono solo
uno strumento
Mi pento e mi dolgo
con tutto il cuore
perché ho peccato
perché ti ho offeso
Te infinitamente buono
e giusto
Rimetti i miei peccati
Perdonami
o Signore

Amen


UNA CAMPANA SUONA
UN PRELATO BENEDICE
UNA SENTENZA ASSOLVE
UN PARLAMENTO APPLAUDE
NEL SILENZIO
UNA CROCE
SI STACCA DAL MURO
E CADE


©francescorandazzo



venerdì 3 maggio 2013

Cacciatore d'illusione


una beccaccia furbetta
lassù piccione con
fagiana quatta tra stroppie
bellamostra depilati
stanno riluce la stanza
perfezioni modellistiche
L’anno venturo -libido
tassidermica- forse
aggiungerò il capriolo

mercoledì 1 maggio 2013

Primo Maggio




Primo Maggio
niente da festeggiare
Un milione di persone
a San Giovanni mute
Tutte sdraiate a terra
Per ore ed ore
in diretta tivù
Nel silenzio a dire
che c'hanno tolto tutto
e la speranza è un trucco
E quelli a casa
sdraiati sul divano
a guardare quelli
sdraiati immobili
per ore ed ore

Fino all'alba del due
due di maggio ferito

E il traffico bloccato
la polizia e le ambulanze

Senza musica né canzoni

Sdraiati a terra
farsi requiem di corpi

E poi la gioia di rialzarsi
Andarsene nel sole
Mentre negli uffici
nelle altre piazze
nei ministeri
nelle questure
nelle case
e persino negli ospedali
la gente si sdraia
e immobile
comincia a urlare
la rivoluzione
silenziosa

Il tre maggio
cominciano a sdraiarsi
in tutta Europa

A metà mese
Africa ed America

E poi a seguire
Asia e Australia
etcetera
fino ai Poli

A giugno tutto
sarà differente

Bisognerà tornare
a scrivere e dire
muoversi e agire
parole e musiche
di nuovo indispensabili
di nuovo vive






©francescorandazzo2013

lunedì 29 aprile 2013

Francesco Muzzioli. Il gruppo '63. Istruzioni per la lettura




Esce, per le Edizioni Odradek, uno strumento indispensabile per la comprensione di una tra le stagioni letterarie più innovative del Novecento.

Dalla quarta di copertina:

La ripresa dell’avanguardia negli anni Sessanta è stato un fenomeno diffuso in molti i paesi occidentali, ma in Italia ha trovato un luogo particolarmente fertile, arrivando alla formazione di un movimento numeroso, organizzato e combattivo più che altrove.
A cinquant’anni ormai dalla sua data di fondazione, il Gruppo ’63 continua a suscitare grandi discussioni sia per le sue teorie che per le sue proposte operative; segno che quella “invasione di campo”, quella radicale affermazione di diversità, nonché l’idea dell’autore come elaboratore del linguaggio collettivo, non hanno smesso di portare sconcerto, squilibrio e conflitto.
Questo libro fornisce le informazioni e le nozioni necessarie per comprendere la neoavanguardia italiana nelle sue coordinate storiche e letterarie, fornendo i ritratti dei principali protagonisti, da Sanguineti a Pagliarani, da Arbasino a Spatola, da Lombardi alla Vasio e a Malerba, oltre a indicazioni su Balestrini, Giuliani, Porta, Rosselli, Niccolai, Pignotti, Manganelli, Di Marco, Perriera, e molti altri autori, interni od esterni al Gruppo, dando altresì ragione di come per la prima volta sono accolti a far parte del movimento creativo e inventivo anche i critici e i teorici in dibattito tra loro, come ad esempio Barilli, Guglielmi, Curi ed Eco sviluppando un vero e proprio lavoro attorno al linguaggio. Così che le istanze del Gruppo ’63 continuano a essere pressanti e urgenti ancora nella situazione attuale per chi non si accontenti della riduzione della letteratura a fiction e vada alla ricerca di scritture che “facciano pensare”, alimentando l’intelligenza e allenandola per essere pronta alle sfide del futuro.

domenica 28 aprile 2013

American (cream)pie


tutta faccenda di teens
di milfs a mò distesa
di melograni con perdita
d’occhio comunque
uscirà la crema dalla
torta calda

sabato 27 aprile 2013

Un cane crocefisso all'angolo della via






Un cane crocefisso all'angolo della via
Non ebbe tempo di provare il morso
In questa morte pura si sorprese vivo
Forse avrebbe miracolato parole
Ne resta un geroglifico inchiodato
A terra giace un osso abbandonato
Non c'è nessuna folla da disperdere
Solo la grana del muro poroso assorbe
simile a me che accolgo l'impossibile
Un cane crocefisso all'angolo della via
Non lo vorrà nessuno né in cielo né all'inferno
Ed io preferirei di non vederlo





©francescorandazzo2013