Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

martedì 15 gennaio 2013

Sorridi




Sorridi
Sì sorridi
Così Sorridi
Non smettere
Sorridi
Anche se non hai voglia
Sorridi dai
Sei bella se sorridi
Sei sempre bella sì
Ma se sorridi di più
Sorridi di più
Fa anche bene dicono
Sorridi
No non devi stare ferma
Sorridi sempre
Anche se ti muovi
Muoviti e sorridi
Così Sorridi
Guardami e sorridi
Sorridi anche se non mi guardi
Ti guardo io Sorridi
Non ti faccio la foto
Ma sorridi
Senza perchè
Per me e per te
Anche per gli altri
Parla e sorridi
Sta' zitta e sorridi
Puoi cantare ma sorridi
Sta piovendo lo so
Ma sorridi È meglio
Sei stanca lo so
Ma sorridi Rilassa
Sei arrabbiata lo so
Ma sorridi Allevia
Sorridi anche se non ti va
Allenati e ti verrà spontaneo
Sì sì ti viene spontaneo
Se è spontaneo
Così è più difficile
Ma non è vero Sorridi
Tu vuoi sorridere
Ma ti dici di no
Perciò sorridi e basta
Senza pensarci
Sorridi
Ché se non sorridi
mi viene da piangere
Guarda facciamo così
Sorrido anch'io
Sorridiamo insieme
Come due scemi felici




©francescorandazzo_2013



sabato 12 gennaio 2013

L'anima del mondo


L'anima del mondo vola,
sfiora con ali leggere, carezzevoli,
il volto degli uomini malati,
il sorriso dei neonati innocenti
e rei, il ventre delle giovani
gravide e vergini, e quello delle vecchie
ormai sterili, consunte, le braccia forti
dei giovani guerrieri sul campo di nuove
ultime battaglie: è questo battito
vento leggero, colore del cielo,
musica del silenzio che tutto circonda,
tutto rigenera sempre, nel primo e
nell'ultimo attimo, sempre.
Tutto così rende, pur nella morte,
eterno.

L'anima del mondo è una fanciulla
che accompagna l'uomo tenendogli la mano,
essa è la guida dei forti che la rinnegano
e si perdono; dei deboli che l'accolgono
e divengono forti e s'innalzano fatti
azzurro del cielo, nero della terra,
rosso del cuore dell'universo, e
contengono in loro tutto:
bene e male, principio e fine.
Entrano così nel gioco della storia,
divengono protagonisti di una eternità
che grida di dolore e d'allegria.

La fanciulla serena conduce tutti
alla pietra rossa della vita e fa
d'ognuno che l'accoglie un ramo fiorito
sull'albero che mette radici nel cuore
del fango soffiato dal Dio. 



Coro da "Filottete (un'astrazione) © francescorandazzo - 1989




 

domenica 6 gennaio 2013

La coda della sirena



Taglia la coda della sirena e friggila
Lo sfrigolìo ascolta e non il canto
Mentre rantola spezzata sul sofà
dorata e a tranci ponila sul piatto
Mangiala sorseggiando chardonnay
I resti dalli al gatto Se li vuole
Un quartetto di Mozart ci sta bene
Non ti vantare ma sii soddisfatto
E mai non dirlo al tuo vicino di casa




  ©francescorandazzo2013



mercoledì 2 gennaio 2013

Alfonso Lentini su "Shechinàh"



Recensione di Alfonso Lentini su "Shechinàh", Rivista Le Reti di Dedalus:

Scandito a colpi d’ala e di martello, questo lungo recitativo di sapore rap e di potenza visionaria degna della poesia beat, si snoda impetuoso, fluviale, serpentino; diremmo in lungo e in largo: “in  lungo” perché sembra attraversare secoli e millenni, segnato com’è da ripetuti inserti biblici, coranici, danteschi; e “in largo” perché spazia, fortemente avvitato all’oggi, nell’universo cangiante e maledetto degli attuali scenari metropolitani, nonché nei disastrati paesaggi interiori dell’uomo contemporaneo.
Shechinàh, di Francesco Randazzo è infatti un poemetto che somiglia a un volo vagabondo.   (...)

continua a leggere su "Le reti di Dedalus". 





Acquista l'ebook "Shechinàh" di Francesco Randazzo da qui.




giovedì 20 dicembre 2012

Su chiamata


sciabatta h24 panbiscotto latte u.h.t.
ha sballato d’intenzione frequenze digitali
furioso sul remoto funzioni incomprensibili
Ok pigiati random in attesa d’intervento
coccola il decoder Pater noster st’altr’anno
fanno ottanta

giovedì 13 dicembre 2012

Silvio, rimembri ancora



Silvio, rimembri ancora
quel tempo della tua vita immorale,
quando la topa splendea
agli occhi tuoi lubrichi e porcellini,
e tu, lieto e sudato, illimitato
la gioventù assalivi?

Trombavi nelle inquiete
stanze, e le troie d'intorno,
al tuo perpetuo canto,
allor che all'orge femminili intento
ti davi, assai contento
di quel vago venir che in mente avevi.
Era il pelo odoroso: e tu solevi
così menare il ciurlo.

E i corrotti leggiadri
talor lasciando le truccate carte,
ove il tempo lor infimo
e di mazzette si spendea la miglior parte,
d'in su i veroni del papito ostello
porgean i voti al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa sega.
Mirava il ciel sereno,
le fighe dorate e gli orchi,
e quinci il viagra da lungi, e quindi la monta.
Lingua mortal suppliva
quel che s'alzava poco.

Che passere soavi,
che speranze, che culi, o Silvio mio!
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanto sperme,
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornami a doler di tua sventura.
O natura, o natura,
perché non rendi poi
quel che prometti allor? Perché di tanto
inganni i silvi tuoi?

Tu dopo ben venti inariditi verni,
da chiuso Monti combattuto e vinto,
rincoglionivi, o tenerello. E già vedevi
disfatti gli anni tuoi;
non ti molceva il core
la dolce topa or dalle rubizze clito,
or degli sguardi allupati e schifi;
né teco le olgettine ai dì festivi
trastullavan d'amore.

Anche perì e non poco
la speranza tua dolce: agli anni tuoi
anche negaro i fati
la eternitezza. Ahi come,
come passato sei,
caro anfitrione dell'età minore,
lor strapagata speme!
Questo è quel mondo? Questi
i diletti, l'amor, l'orge, le pompe
onde cotanto trombeggiaste insieme?
Questa la sorte d'infoiate genti?
All'apparir del Vero
tu, misero, cadesti: e con la mano
la fredda minchia ed un poter perduto
rimpiangevi di lontano.


(da "Zabaione e Canti" di Giacomo Leopippiè)




mercoledì 5 dicembre 2012

12



rintrona la campana
battuta da chimico batacchio
dodici l’acqua già salata
bolle postevento tutto un dritto
ultracircadiano mixa il viaggio coso lì
meriggio ganja chill

domenica 2 dicembre 2012

Rinascere vorrei e se fosse



Rinascere vorrei e se fosse
essere scontrollato impenitente
fanculista e privo di morale
puttaniere sadico arrivista
Mi voglio divertire senza colpa
e della colpa farne una virtù
E non studiare che m'ingolferei
Lasciar la mente brada belluina
Fottermi il mondo alla pecorina
Straziare tutto e cantarci su
Così perfetto non mi soffrirei
le pene e l'emozioni ch'ora c'ho
Esser bastardo è esser felice
privo d'umanità ricco di tutto
Assatanato avido succhioso
puro vampiro libidassassino
Se rinasco ci provo me lo giuro
e se m'incontro manco mi saluto



 ©francescorandazzo_2012



Comunicare Pizzuto

Antonio Pizzuto è uno degli scrittori più originali del Novecento italiano, sperimentatore apprezzato da Gianfranco Contini in Italia e all'estero da intellettuali e scrittori come Michel Butor. “Comunicare Pizzuto” è un saggio di Salvo Butera che prova ad analizzare il "sistema comunicazione" dello scrittore, evidenziando come egli abbia operato una rivoluzione nei vari aspetti della forma particolare di comunicazione che è il testo letterario. Una scrittura, quella pizzutiana, fortemente multimediale che in certi casi (sebbene lo scrittore sia scomparso nel 1976) sembra presagire l'avvento del web e dei social network: lo si evince dal modo in cui Pizzuto coinvolge il lettore definendolo “coautore” del testo, ma anche dalla forma ipertestuale che hanno i suoi scritti, capaci sia di richiamare altri testi letterari che altre forme d’arte. Il tutto permeato da una musica intrinseca alla scrittura tanto che Butera prova a effettuare un parallelismo (neanche troppo azzardato) tra Pizzuto e compositori come Stravinskij e Schönberg. Una chiave di lettura originale per avvicinarsi a questo scrittore diverso da tutti gli altri. Il saggio si può leggere in formato ebook su Amazon.it.