Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

giovedì 26 marzo 2020

Perdita dell'equilibrio



Perdita dell'equilibrio
un racconto di Mirko Giuggiolini

È l’alba. Giovanna, vestita di tutto punto ed in maniera elegante, esce di casa e percorre il viale del quartiere. Arriva al parcheggio con in mano la sua classica valigetta da lavoro con dentro laptop e strumenti altri vari. Apre la sua macchina un po’ malmessa a distanza, si avvicina, apre la portiera e si siede al posto del conducente. Accende il motore e sbriga le ultime faccende in termini di trucco e parrucco utilizzando lo specchietto centrale del mezzo.
Sette e mezza circa, ora di colazione, ma non per Giulio. Giulio ha deciso di saltare la classica oretta che trascorre ogni mattina in mensa insieme agli altri ospiti della casa di riposo, per andare direttamente nella sala di accoglienza degli ospiti. Con indosso un maglione ben lavato e stirato e dei pantaloni molto eleganti, si prepara a ricevere i suoi nipotini provenienti, mediante aereo, da una piccola e remota città della Francia.
Sono le dodici in punto del mattino. Marco, all’interno del suo letto, inizia improvvisamente ad agitarsi, svegliandosi e cosciente di essere in ritardo. Si alza di scatto, si infila dei pantaloni ed una maglietta tipica di un adolescente italiano – le prime stoffe a portata di mano – e si allaccia le scarpe. Prende lo zaino sperando di averci messo dentro i libri la sera prima, scende le scale ed esce di casa.
Meccanismi troppo automatici, programmati e schematici quelli di Giovanna, Giulio e Marco. Troppo sensibili allo stravolgimento da parte di improvvisi cambiamenti. Ed è proprio ciò che accade.
Poco prima di togliere il freno a mano, Giovanna va a rileggere i messaggi sul gruppo WhatsApp di lavoro. Si accorge, come aveva già letto la sera prima, che la Direzione ha deciso di chiudere la sede dell’azienda e di attivare una modalità di lavoro telematica. Se ne esce quindi dalla macchina, ed un po’ scocciata per l’essersi svegliata presto, inizia a percorrere il tragitto per tornare a casa.
Giulio aspetta l’arrivo dei suoi nipotini fino all’ora di pranzo. Solo dopo tutto questo tempo da lui trascorso in piedi e con un sorriso che non riusciva a concepire il fatto che i ragazzini non sarebbero mai arrivati quel giorno e che probabilmente avrebbero fatto solo un po’ di ritardo, una delle infermiere lo riporta con la forza al letto, costringendolo ad affrontare la dura realtà. Ovvero, che il volo che avrebbero dovuto prendere i figli dei figli dell’uomo era stato sospeso.
Marco è davanti alla porta della sua abitazione. Osserva alcuni suoi compagni di scuola camminare in lontananza. Dando uno sguardo al cellulare, nota attraverso Instagram che il suo vicino di banco ha appena vinto una partita ad un famoso videogioco sparatutto. Dopo qualche ragionamento mentale, si ricorda di aver sentito al telegiornale, il giorno precedente all’attuale, un annuncio da parte della Ministra dell’Istruzione comunicante la chiusura di tutte le scuole per circa due settimane. Pieno di gioia, rientra nella struttura e, salendo velocemente le scale, si tuffa sul suo letto preparandosi ad un’altra dormita lunga almeno quanto la precedente.
Giovanna vive con indifferenza i cambiamenti subiti dalla sua programmazione giornaliera da parte delle misure adottate dal governo per il contenimento dell’epidemia di Coronavirus. Marco è felice di avere ora e per le prossime due settimane le sue giornate completamente prive di impegni. Giulio, a causa della sospensione del volo che avrebbe dovuto portare i suoi nipotini da lui, ha deciso di farla finita: si è tagliato le vene del braccio con la lametta d’acciaio che ha usato per farsi la barba. Si era fatto la barba per poter baciare i suoi cari senza pungergli il viso.
Trascorrono diversi giorni, ed il governo adotta misure sempre più restrittive ed oppressive: prolunga la chiusura della scuola, proibisce la circolazione sul territorio nazionale se non per specifici ed importanti motivi, ed inizia a costruire nuovi ospedali. Le principali emittenti televisive iniziano a trasmettere comunicati e campagne sullo stare a casa, il non uscire se non strettamente necessario ed il come prevenire l’infezione da parte del virus.
È lunedì mattina, e sono passate due settimane dall’emanazione delle manovre di contenimento iniziali; ormai in vigore le ultime pubblicate, quelle più avanzate e strazianti per la routine quotidiana di un comune italiano.
Giulio è sopravvissuto al suo tentativo di togliersi la vita. Gli infermieri sono riusciti a soccorrerlo in tempo, ed ora si trova in un reparto di cura per le malattie psichiatriche, all’interno di un ospedale. Sono le cinque del mattino, ha gli occhi aperti e rossi, come se non avesse dormito. È seduto sul suo letto. Sta strappando a mani nude tutte le foto riguardanti i momenti più importanti della sua vita: da quelle di quando lui era piccolo e viveva, nel dopoguerra, mangiando le bucce dei mandarini che gli americani buttavano per le strade, a quelle del suo matrimonio con Angela, passando poi per quelle della cresima dei figli e dei loro matrimoni, fino ad arrivare alle immagini raffiguranti la nascita dei suoi due nipoti. Ma non è lui che sta facendo ciò. È il virus. Il virus che ha contagiato ormai migliaia di persone in Italia e che ha costretto la compagnia aerea che doveva operare il volo dei nipoti, a sospendere tale viaggio. Questo stesso virus che, seppur da lui non contratto, è stato capace di rovinare completamente la vita - quasi verso la fine - di un povero anziano, il cui desiderio era solo quello di vedere coloro che avranno portato avanti il suo nome e tramandato le sue memorie.
Marco si sveglia in maniera spontanea alle sette e mezza circa del mattino. Accende il computer e si prepara per la lezione di italiano in videoconferenza. Dall’attivazione della didattica a distanza da parte della sua scuola, ha smesso di arrivare in ritardo e riesce a gestire meglio l’organizzazione con i compiti e lo studio. Ha avuto anche l’occasione di rifare i quaderni di due materie particolarmente difficili e che aveva deciso di smettere di studiare, a causa del troppo materiale perso. Il virus è riuscito a consentire a Marco di recuperare l’anno scolastico per il quale aveva perso la speranza, di dormire di più la notte e di dedicarsi allo studio grazie alla flessibilità della sua nuova organizzazione quotidiana.
Giovanna non esce di casa da sette giorni, neanche per fare la spesa. I pochi viveri che conservava in casa sono ormai scaduti, ed ha terminato anche i soldi nel suo portafogli. Ha scelto di spendere tutti i suoi risparmi per una donazione alla Croce Rossa Internazionale, ed ha smesso di svolgere il suo lavoro. Si è rifiutata anche di partecipare alle riunioni mediante Skype. Il virus ha colpito Giovanna molto più da vicino rispetto agli altri soggetti delle misure di contenimento, perché Giovanna ha contratto il virus. È risultata positiva ad un tampone ma, all’inizio, non lamentava sintomi particolarmente gravi. Motivo, questo, per cui i medici le hanno assegnato un periodo di quarantena in casa. Tuttavia, dopo pochi giorni ha iniziato a sviluppare una grave influenza con colpi di tosse ogni pochi minuti. Ha deciso di trascorrere i suoi ultimi giorni soffrendo e perendo per la malattia e nella malattia; preferisce che la sua immagine da donna guerriera, donna che si è conquistata un alto ed ambito incarico in ambito lavorativo e superando anche diversi uomini, non venga lesa da quel suo momento di aggravato e malsano stato fisico e mentale. È convinta che il suo destino più prossimo sarà la morte; non ha contattato il numero unico d’emergenza per riferire della comparsa dei sintomi, ha rotto i rapporti con tutti ed ha iniziato a condurre uno stile di vita consistente nell’alternarsi tra il dormire sul pavimento e sul divano: ha smesso di accendere i riscaldamenti, di mangiare e di lavarsi. Se non morirà per il virus, morirà a causa delle condizioni psicologiche e vitali nelle quali il virus la ha condotta.
La natura umana, nel ventunesimo secolo, è un qualcosa di fragile ed auto-distruttivo: è sufficiente anche solo il far scattare una piccola scintilla da distanza, che poi l’esplosione avverrà da sola.






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