Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

venerdì 15 gennaio 2021

FILOMENA DI GREGORIO TRADUCE GUALBERTO ALVINO

 

PEPE

                                               A Franco Pepe

 

già nel primo terzo del suo corso a ben vedere

dormendo col nonno sul giaciglio di sponze

nell’umidore crocchianti a ogni girata

pareva parlasse nel sonno

vomito rutti accessi di fol’amor invece contava

le mele raccolte dalle figlie di quarto

letto le mutava in talenti non sapeva

nemmeno il suo nome

quattro mogli e nessuna regina

l’ultima morta cadendo per via

d’un filologo sbronzo in una taverna sfondata

mezzo quintale in testa un feto di pochi giorni

sarebbe stata mia madre il cavallo Barone

correva al primo fischio il figlio

era più vecchio di lui lo chiamava tatillo

toccandosi il petto col mento

al suo passare salutava in istilo

umilissimo e rimesso rabdomando

con l’asta di ciliegio tralatizia

puoi camminare te puoi camminare senza?

quel modo finisecolare quasi villano

un pane rinfarciato due birre roventi

fissi sul tavolo venerdì mercato c’era quasi sempre

sole le ragazze cogli orologi dei fratelli

i nipoti guidavano i camion

secondo 4 sa di boschereccio funghi troppo maturi

9 dice che al centro dell’aia c’è una botola

coperta da un pezzo di bótte schiacciato sotto cui

si spalanca tutto un mondo prova ne sia

che il leppo i muri sbrecciati

la zia belga tornava solo per tuffarsi

da un tronco a Calore e portarne l’odore

agli amici minatori poi sbatteva le camicie

sui sassi le appastava dimenando

i fianchi per il marito simbionte appostato

sulla centrale i baffini grifagni Charleroi

vibravano a ogni boccata

sassofono sul mignolo schiere di bimbi

imparaci la musica

trote da buche sporgevano i capini a tempo di

fumava senza filtro tossendo pudico poi

ripartiva spargendo sorrisi

la macchia d’umido sul soffitto fu il primo

quadro che vide com’è destino d’ogni

precursore proprio così ve ne ritrovo

tutti gli elementi dal primo all’ultimo

sembra incredibile ma un etimo

non si cerca si trova

dal cerchio al centro da questo a quello

conferendogli una sua propria tonalità

svolte al difuori d’analisi di stile

libero completamente scevro da interferenze

perturbatrici con foga d’enigmista

sbrogliando il bandolo dell’arruffata matassa

tutto un viluppo d’immagini ciascuna con un suo

aroma quelle dei sogni non sono più accese

s’organizzano in gruppi spesso in conflitto fra loro

e pensare che non possono fare a meno

l’uno dell’altro del resto si capisce

i deboli cercano i deboli

forti non ve ne sono tuttavia le corazze

parrebbero d’ottima lega

ma non bisogna credere che l’ermeneutica

sia deformazione è un controsenso

posto che l’opera non è forma è tensione

si dice l’interpretazione è tanto più autentica

quanto più evita consegnarsi alla distorsione

chiede perché l’opera deva diventare parte

del nostro presente

non saprei ma sia chiaro fin d’ora

che lo sconfinato amore per la lingua

rivendico il diritto d’affermare

in piena scienza e coscienza

è il primo movimento d’un percorso

florebat olim

a raggiera in mille direzioni

che ne sarà del ciliegio?

 

 

PEPE

                                             à Franco Pepe

 

déjà dans le premier tiers de son parcours avec le recul

en dorment avec son grand-père au dessus de un couche de maïs

dans le craquement humide a chaque tour

il semblait parler dans son sommeil

vomi cassé l’es accès de fol’amor compté a la place

les pommes cueillies par les filles de quatrième

lit il les a transformez en pièce de monnaie

il ne connaissait

même pas son nom

quatre femmes e aucune reine

la dernière est morte par faute

d’un philologue ivre dans une taverne brisée

un demi-quintal dans la tête en fœtus de quelques jours

ma mère aurait été le cheval Barone

à couru au premier coup de sifflet le fils

il était plus âgé que lui e l’appelait tatillo

se touchant la poitrine avec le menton

en passant il salute in istilo umilissimo e rimesso devin

avec la héritier du cerisier

pouvez-vous pouvez-vous marcher sans?

cette manière presque impolis de fin de siècles

un pain farcit deux bières chaudes

ancré a la table du vendredi marché il y avait presque toujours

le soleil les filles avec des montres des frères

les petites enfants conduisent les camions

selon 4 il a un goût des champignons trop mûres

9 dit qu’au centre de la cour il y a une trappe

recouvert d’un moreau de baril écrasé sous laquelle

tout un monde s’ouvre pour le prouver

la puanteur des mures brisés

la tante belge n’est revenue que pour plonger

d’un coffre dans Calore e apporter son odeur

aux amis miniers puis frappé ses chemises

sur les pierres qu’il tourmentait se tortillant

pour le mari symbiote qui se cache

sur la centrale electrique petites moustaches Charleroi

ils vibraient à chaque bouffée

saxophone sur le petite doigt des hordes d’enfants

apprendre nous la musique

les truites des trous passaient la téte à temps de

il fumait sans filtre toussant modestement alors

il repartirait répondant des sourires

la tache humide au plafond fut la première

peinture qui a vu comment est le destin de chacun

précurseur juste pour que je trouve là-bas

tous les éléments du premier au dernier

cela semble incroyable mais une étiologie

on cherche pas on trouve

du cercle au centre de ceci à cela

lui donnant ca propre teinte

réalisé en dehors de l’analyse de style

complètement libre sans interférence

perturbateurs avec l’enthousiasme des énigmes

démêler la clé de l’écheveau emmêlé

tout un enchevêtrement d’images chacun avec son propre

arôme ceux des rêves ne sont plus allumé

ils organisent en groupes souvent en conflit entre eux

e de penser qu’ils ne peuvent pas se passer

l’un de l’autre bien sûr

le faible cherche le faible

il n’y en a pas de forte cependant les cuirasses

semblent être d’un excellent alliage

mais il ne faut pas croire que l’herméneutiques

soit déformation ceci est contradiction

étant donné que l’œuvre n’est pas forme c’est tension

on dit que l’interprétation est d’autant plus authentique

qu’elle évite de se livrer à la distorsion

il demande pourquoi l’œuvre doit faire partie

de notre présent

je ne sais pas mais il est clair maintenant

l’amour sans bornes pour la langue

je revendique le droit d’affirmer

en toute connaissance et conscience

c’est le premier mouvement d’un chemin

florebat olim

rayonnant dans mille directions

que deviendra le cerisier?

giovedì 10 dicembre 2020

Consigli di lettura - Natale 2020

 Questo Natale del 2020 non sarà chiassoso ma intimo, raccolto, per chi saprà coglierne l'opportunità un momento di emozioni e riflessioni più profonde. Perfetto per delle buone letture. Di seguito qualche mio consiglio, non in ordine di classifica, tra le ultime uscite editoriali.

F.R.


* * *

Forse mio padre romanzo di Laura Forti, edito da Giuntina.

La sconvolgente rivelazione della madre in punto di morte, spinge la protagonista Laura ad una recherche sulle proprie origini, la storia di famiglia, l’indagine profonda nelle relazioni e negli affetti, la scoperta di un altro padre, forse suo padre, contraltare sensibile e schivo delle freddezze familiari vissute. Uno scavo intenso e coraggioso nelle storie personali che attraversano la Storia d’Italia. Emozionante, commovente, sconcertante resa dei conti letteraria che scuote e avvince il lettore.


* * *


La casa delle madri di Daniele Petruccioli, edito da TerraRossa.

Un grande Bildungsroman, scritto con maestria linguistica e tematica dall’autore che pur essendo un traduttore d’eccezionale talento mimetico e linguistico (tra i più geniali della sua generazione), trova nella sua opera prima originale una voce ed uno stile potenti e di nitidissima lucentezza. La storia di Ernesto ed Elia, attraversa le generazioni e arriva a noi in questo grande affresco borghese che rinnova la grande tradizione narrativa italiana del genere.


* * *


Canova di Maria Letizia Putti, edito da Graphofeel.

Lo straordinario e l’ordinario si fondono in quest’opera, meticolosissima nella ricerca storica e linguistica, forgiata e trasformata in una narrazione viva e pulsante della vita del grande scultore. Artista sublime, famoso, ricco ma anche sensibilissimo, schivo, generoso, attentissimo alle piccole cose ordinarie della vita; ne viene fuori un ritratto umanissimo e coinvolgente che sorprende ed emoziona, ribaltando clamorosamente il mito romantico dell’artista “genio e sregolatezza”.


* * *

Addio Mr Chips di James Hilton, tradotto da Laura Pacelli, edito da Graphofeel.

In una nuova bellissima traduzione, un classico che ha emozionato generazioni di giovani e adulti.

La storia del piccolo ma immenso Mr. Chips, professore di liceo inglese, rinasce in questa nuova edizione per i lettori delle nuove generazioni e per chi ha voglia di rileggerlo.


* * *

Il frate e la rosa romanzo di Gabriele Bonafede, Amazon publishing.

Tutto l’esprit siciliano, in questo romanzo divertente e allo stesso tempo cinico e ironico di Bonafede che sembra mandare messaggi in bottiglia all’assurdità dei nostri tempi. Scritto con bella penna tagliente e appuntita, scorre alla lettura come un feuilleton ottimamente congegnato.


venerdì 6 novembre 2020


 

Sergio Sozi

Giovedì. Romanzo tra cielo e terra

Edizioni Ensemble

(Collana Officina)

Roma 2020

di Alfonso Lentini


Sagrestano e sacerdote: due ruoli ben distinti nelle strutture ecclesiali. Ma il protagonista di questo bizzarro romanzo di Sergio Sozi li svolge entrambi e, come se non bastasse, li svolge in periodi storici diversi, con uno scarto temporale di molti secoli: sacerdote pagano nella Hispellum dell’antichità e stralunato sagrestano nella Spello contemporanea. Come è possibile? Si sa che niente è impossibile all’invenzione narrativa. Zhuangzi sognò di essere una farfalla – insegna il Taoismo – ma al suo risveglio pensò che forse era la farfalla ad aver sognato di essere Zhuangzi. E molti altri potrebbero essere gli esempi di opere in cui un personaggio si fa interfaccia e vive vite parallele o piomba in un universo a lui sconosciuto. Ad esempio, ne “I fiori blu" di Queneau si parla di un tale che vive contemporaneamente in due periodi storici diversi. E tanti sono i viaggi nel tempo che sono stati immaginati e raccontati.

Nella storia inventata da Sergio Sozi, però, il sacerdote pagano Aulo, non si sposta spazialmente, rimane nel territorio in cui ha sempre vissuto, quello dove sorgeva la sua antica Hispellum, ma viene scaraventato all’improvviso nel mondo contemporaneo e compare davanti a una chiesa cattolica moderna nulla sapendo di quello che è accaduto nel frattempo. Scopre con stupore che una setta ai suoi tempi considerata marginale ha dato vita a una religione così importante al punto che gli anni vengono ormai contati a partire dalla nascita del suo fondatore. Giunto a destinazione, perciò, si guarda intorno con occhi straniati e del tutto vergini. E inevitabilmente, dovendo confrontarsi e adattarsi al nuovo mondo, in lui avviene una sorta di graduale metamorfosi.

Questa idea di fondo funziona egregiamente per arpionare il lettore coinvolgendolo subito. Ma andando avanti nella lettura assistiamo a un vero e proprio fuoco d'artificio di colpi di scena e spiazzamenti. La metamorfosi non è solo quella del personaggio che via via diventa "altro", ma anche dei generi narrativi: si va dal romanzo fantastico a quello d'azione (se non addirittura picaresco), dal dialogo filosofico al racconto fantascientifico, sino a pagine scompigliate e scompiglianti che richiamano l'idea di meta-romanzo. Anche i contenuti scorrono liquidi, in un flusso cangiante; per cui il lettore (anche se sapientemente guidato da una voce narrante chiarissima, perentoria, quasi "geometrica") è portato a intendere la verità come un gioco di slittamenti progressivi.

È dunque la metamorfosi la vera protagonista di questo libro, il desiderio di sperimentare l'alterità e di interrogarsi su di essa. Nella lunga matassa concettuale che scorre via via, appare centrale la riflessione sul "doppio" di cui sono intessute non solo le personalità umane, ma anche le civiltà. Molto interessante è ad esempio la parte in cui la modernità, attraverso le parole di Aulo, si scopre essere problematicamente figlia di due fondamentali componenti storiche (e culturali): quella pagana e quella cristiana.

Da questa situazione scaturisce non solo un confronto (dai tratti amarognoli) sui due mondi (o piani culturali) del presente e del passato, ma anche una riflessione sulle immense e diversificate stratificazioni di cui ogni essere vivente è figlio.

Ma il gioco degli spiazzamenti e delle continue digressioni, andando avanti nella lettura, conduce a eventi e pensieri sempre più labirintici dove il lettore potrà perdersi piacevolmente (o forse, ancor più piacevolmente, ritrovarsi). Anche se, come sostiene lo stesso Sozi in una recente intervista, “Il sovrannaturale è il basso continuo, assieme alla poesia e all’amore, di quest’opera”.

Benvenuti nella girandola, dunque!

 

 

Sergio Sozi (1965) è nato a Roma e vive e in Slovenia, dove lavora come critico letterario e traduttore. Ha pubblicato le raccolte di racconti Il maniaco e altri racconti (2006) e Diorama (2015), i romanzi Il menù (2009) e Adesso a Roma piove (2019), e i saggi Ginnastica d’epoca fredda (2010), Intervista a Claudio Magris (2011) e Il filosofo e il giullare. Intervista a Umberto Galimberti (2012).

https://www.ibs.it/giovedi-romanzo-tra-cielo-terra-libro-sergio-sozi/e/97888688169

 

 


 

martedì 27 ottobre 2020

Alessandro Damiani: Un’autobiografia ideologica


 


È strana la vita e porta spesso a inusuali scoperte, magari dovute a casi fortuiti, ma sempre scoperte sono, perché altrimenti nulla si sarebbe potuto sapere di fatti e/o di pertsonaggi. Conosco da diverso tempo (una conoscenza solo internettiana) Sandro Damiani, prima abitante a Spalato e successivamente a Fiume, entrambe due graziose cittadine Croate, sulla base delle impressioni che ho ritratto vedendo alcuni documentari televisivi sulle stesse. Ebbene, dopo saltuari scambi di opinioni in cui mi ero fatto solo l’idea che Sandro Damiani fosse il direttore di una compagnia teatrale, questi mi ha dato alcuni cenni della figura di suo padre, approdato in territorio jugoslavo nell’estate del 1948, proveniente dalla natia Calabria, per unirsi alla guerriglia comunista nella guerra civile greca grazie all’appoggio di Tito. È ovvio che l’esperienza terrena di Alessandro Damiani va oltre, ma per evitare una doppia informazione invito a leggere la sua breve biografia riportata in calce. Che fosse giornalista ormai lo sapevo, quello che ignoravo è che fosse anche scrittore, almeno fino a quando il figlio Sandro non me ne ha parlato, invitandomi anche alla lettura di una sua opera, questo “Ed ebbero la luna” finanziato dall’Unione Italiana e dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana. Si tratta di un romanzo che ha vinto nel 1980 l’Istria Nobilissima per la narrativa e che rivela una penna dallo stile indubbiamente particolare, tutto proteso allo scopo dell’opera che ha una natura ibrida, nel senso che da un lato è un vero e proprio romanzo e dall’altro è un saggio storico, in cui tuttavia confluiscono discipline anche diverse, come la sociologia e la politologia. Ammetto che la lettura all’inizio mi ha un po’ sconcertato, perché l’opera ben aderente a un determinato periodo storico e a un evento indimenticabile quale è stato il rapimento Moro poco a poco assume le caratteristiche della metafora, quasi a stemperare da un lato la realtà in cui la mente umana che ha vissuto quel periodo potrebbe risultare troppo influenzata dal ricordo e dall’altro per dare spazio a riflessioni che vanno ben oltre il contingente. L’impressione che ho ritratto da una non facile lettura (ma gratificante comunque) è che si tratti dell’autobiografia ideologica dell’autore e se diamo uno sguardo alla sua pur breve biografia possiamo ben comprendere quante speranze, quante delusioni e quanti ripensamenti hanno arricchito, ma anche travagliato, la sua esistenza. In una visione apocalittica dell’Europa che la relega a terra di sconfitte, un deserto di rovine tipico di una civiltà millenaria che ha distrutto se stessa, c’è tutto il percorso ideologico del protagonista che lo conduce a essere critico senza diventare ostile, a comprendere la realtà del momento, integrandosi in essa, nell’essere uomo fra gli uomini – quindi pragmatico - e nel dare corpo al suo desiderio di partecipazione su basi oggettive. Questo mi sembra di comprendere che sia lo scopo principale dell’opera, per quanto Damiani inserisca tante e tali motivazioni di notevole portata, che singolarmente potrebbero già essere la chiave di un romanzo. E se ciò può comportare un’ulteriore difficoltà di lettura, viste le diverse riflessioni che vengono imposte, è pur vero che l’autore dimostra in tal modo di non essere imperativo, ma di lasciare a chi legge il privilegio di trarre le conclusioni che più gli aggradano, e questo è un ulteriore elemento di valore dell’opera, uno di quei libri che nel consigliarne la lettura è opportuno anche aggiungere che sarà necessario più volte prendere in mano, per successive, anche parziali, riletture, perché i concetti espressi sono veramente numerosi. 

Renzo Montagnoli




Alessandro Damiani (Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, 26 agosto 1928 – Fiume, 17 ottobre 2015) è stato un giornalista e scrittore della Comunità Nazionale Italiana in Croazia. Gli esordi giornalistici del Damiani risalgono al 1946 quando, diciottenne, collabora con Umanità Nova, l'organo dell'Anarchia italiana.

Arriva in Jugoslavia nell'estate del 1948 con un gruppo di giovani volontari italiani, coll'intento di unirsi alla guerriglia comunista nella guerra civile greca, appoggiata dalla Jugoslavia di Tito.

A seguito della rottura tra Tito e Stalin, la Jugoslavia chiude però i confini con tutto l'est europeo e toglie il proprio appoggio all'DSE (Esercito Democratico Greco), guidato dal comandante Vafiadis: quest'ultimo venne arrestato a Mosca, ed il suo posto venne preso del generale Zachariadis. La maggior parte delle migliaia di giovani volontari confluiti da ogni parte d'Europa ritorna quindi nei rispettivi Paesi, salvo un'aliquota di essi che venne perseguitata dai titoisti jugoslavi. Alcune centinaia divengono invece dei sostenitori del dittatore e rimangono in Jugoslavia. Vi rimane pure il ventenne Damiani, che si stabilisce a Fiume e nel 1948, entra nella compagnia di prosa del Dramma Italiano[1], dove conosce Piero Rismondo, all'epoca direttore e regista del complesso teatrale ed in seguito tornato in Austria, da dove era fuggito durante la guerra.

Nel 1950 Damiani sposa Olga Stancich (nata Stančić, nel 1916, nella Fiume ungherese), già cantante e doppiatrice di Marlene Dietrich. Nel 1957, deluso dall'esperienza jugoslava, fa ritorno in Italia.

Dopo nove anni trascorsi nel mondo del giornalismo[2], questa volta deluso dall'Italia se ne torna definitivamente in Jugoslavia coll'intento di contribuire alla salvaguardia del patrimonio linguistico-culturale italiano nell'area istro-quarnerina. Abbraccia le posizioni di Eros Sequi, secondo cui - a fronte delle pressioni nazionaliste panslave, sostituitesi ben presto nella Jugoslavia di Tito, agli ideali del socialismo, ed in assenza di adeguate attenzioni da parte dell'Italia - "bisogna salvare il salvabile", per evitare che del retaggio italiano nell'area non rimangano che vaghi ricordi.

Redattore del periodico Panorama e del quotidiano La Voce del Popolo, insegnerà giornalismo alla Facoltà di Italianistica di Pola dell'Ateneo fiumano e alla Scuola media superiore italiana di Fiume. Collabora con Tv-Capodistria e col mensile fondato da Pietro Calamandrei, "Il Ponte", di Firenze.

Pubblica saggi e libri sulla cultura italiana dell'Istria e di Fiume, romanzi, commedie, varie antologie di poesie.

Gran parte dei suoi lavori sono tradotti in croato ed alcuni anche in sloveno.

1^ Il Sandro Damiani che negli anni Novanta/Duemila sarà direttore della compagnia è suo figlio.

2^ Tra gli altri, collaborerà con Il Pensiero Nazionale diretto da Stanis Ruinas.

Fonte Wikipedia