Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

giovedì 11 dicembre 2008

liaison


atelier metateatro via natale del grande 21 roma
domenica 21 dicembre alle ore 21

"LIAISON"

poesia, video, teatro, composizione sonora
tessera del teatro
invito

giovedì 4 dicembre 2008

Roma, 6 dicembre 2008


Presentazione del libro
"Con l'insistenza di un richiamo"
di Francesco Randazzo
e mostra delle tavole originali de
"L'egoista, la vera storia di uno stronzo"
di Antonio Bruno.

Performance letteraria e pittorica.
Presenta Girolamo Grammatico.

Data:
sabato 6 dicembre 2008
Ora:
19.00
Luogo:
Caffè letterario Simposio
Indirizzo:
Via dei Latini 11 zona San Lorenzo
Città:
Roma


giovedì 27 novembre 2008

Per Maurizio Gueli

La Società Italiana Autori Editori (SIAE) è lieta di invitarLa all’incontro

MAURIZIO GUELI
un attore un amico

Inaugurazione del Fondo Gueli

interverranno
Giancarlo Sammartano, Annabella Cerliani, Francesco Randazzo,
Regina Franceschini Mutini, Ivana Conte, Daniela Ardini, Giorgio Panni, Mariella Lo Giudice, Giorgina Cantalini, Paola Bacchetti, Calogero Giallanza

proiezioni video e letture di testi

2 DICEMBRE 2008 ORE 17.00

SALA CONVEGNI ▪ Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo (SIAE) ▪ Via del Sudario, 44 – Roma


Un incontro per ricordare un amico e un collega che ha attraversato cinquant'anni di storia teatrale italiana, inaugurando un Fondo di documenti, video, foto, registrazioni della sua storia personale.

Ringraziamo tutti coloro che vorranno partecipare.

sabato 1 novembre 2008

"Controinterrogatorio" di Claudio Mutini



“Controinterrogatorio - (Istanze critiche per il nuovo millennio)”
scritti di Claudio Mutini
Edizioni Ponte Sisto



La casa editrice Ponte Sisto ha da poco pubblicato una ponderosa antologia dei più importanti saggi e interventi teorici dello studioso e scrittore romano Claudio Mutini, deceduto nel 1999. Un libro importante per riconsiderare l’arco complessivo di una militanza politico-culturale sempre vigile e curiosa, capace di partire dai classici filosofici e letterari per indagare la deriva presente della società della ‘spettacolarità diffusa’.


qui un estratto dal libro

Il libro di Claudio Mutini verrà presentato sabato 15 novembre 2008, alle ore 17,30, al Teatro dell’Orologio, Roma Via de’ Filippini 17/a. Introduce Giorgio Patrizi. Interviene Renato Curcio.


venerdì 31 ottobre 2008

Waz (8)

Waz non sa più dove si trova. Non ricorda nemmeno più dove stava andando. Le automobili sfrecciano intorno a lui, fermo ad un incrocio. Si guarda intorno e capisce che sta in una posizione pericolosa. Dovrebbe muoversi, prima che un'auto o una moto lo investa. Tenta un passo in avanti ma una ruota gli sfiora il ginocchio. Prova un passo indietro ma viene spinto con una gran botta metallica su culo. Vola in avanti, non volendo, senza paura, con gli occhi spalancati e infine atterra sul marciapiede di fronte, miracolosamente in piedi. Batte gli occhi e di nuovo si chiede dove va. Il traffico continua a scorrere, intricato e strombazzante, cento metri più in là, un vecchietto viene investito da una moto di cilindrata bulimica guidata da un motociclista dal cervello anoressico. Waz sente la sirena di un'ambulanza che arriva e piano piano si sposta, lento e deciso riprende a muoversi, come se sapesse di nuovo dove andare. Ma non lo sa. Però lo immagina.

© francescorandazzo - 2008


martedì 30 settembre 2008

"Niente birra ai nazisti"


Articolo di Riccardo Orioles tratto dalla Catena di San Libero n. 370 (27 settembre 2008)

"Niente birra ai nazisti"

"Non si serve birra ai nazisti". A Colonia, su tutti i tavolini, c'era questo cartello. C'erano folle di cittadini, in tutte le strade, decisi a non lasciar passare i nazisti. C'era un sindaco con le idee molto chiare: questa città è antinazista e nazisti non ne vuole. Così, pacificamente, senza eccitarsi troppo e ridicolizzando i violenti, i tedeschi hanno mandato a quel paese gli estremisti della "destra europea".

In Italia le cose sarebbero andate (e vanno) ben diversamente. Se invece che a Colonia fossimo stati a Verona, il corteo dei nazisti si sarebbe svolto, le grida di Heil Hitler e Duce Duce si sarebbero sprecate, ci sarebbe stato uno stillicidio di immigrati picchiati e gay mandati all'ospedale. Qualcuno dei cittadini, con "l'aria da sovversivo", magari ci avrebbe lasciato la pelle. E il giorno dopo il governo avrebbe tranquillamente dichiarato "vabbe', cose che succedono, niente di straordinario in fondo", mentre un ministro avrebbe inneggiato alla Gestapo e un altro alle Ss.

Due generazioni dopo Hitler e Mussolini, i tedeschi sono antifascisti e gli italiani no. I tedeschi hanno legge e ordine, gl'italiani camorra e Calderoli. I tedeschi sono civili e democratici, gl'italiani votano a destra e si menano a ogni occasione. I tedeschi, sicuri di sé, lavorano con due milioni di turchi senza problemi. Gli italiani, insicuri e svenevoli, sono il paese più impaurito del mondo e digrignano i denti appena vedono un altro essere di diverso colore. Eppure i fascisti "duri" erano i tedeschi, noi italiani eravamo i "brava gente", gli Alberto Sordi, anche in camicia nera, paciocconi e umani. Come mai tanto tempo dopo loro si sono civilizzati e noi no?

Il fatto è che il tedesco, persona seria, ha saputo fare i conti con se stesso. Ci voleva coraggio per farlo. Le guerre, Auschwitz, le grandi piazze vocianti di Norimberga. I tedeschi hanno guardato in faccia tutto questo, hanno ragionato freddamente sui loro orrori. Ne hanno individuato i meccanismi, le radici, e hanno deciso "mai più". Non hanno avuto un partito neonazista (come da noi il Msi) corteggiato e infine assunto al governo. Non hanno avuto un neonazismo giustificato e coccolato. Lì, se un ministro dicesse "Onore alle Ss!" sarebbe sbattuto a calci un attimo dopo fuori dal governo. Non c'è un sindaco neonazista di Amburgo o Brema. Lì si ricordano ancora del passato. Ne accettano la responsabilità, da uomini. Non lo vogliono più.

Noi, "brava gente", in realtà siamo dei minorenni. "Non siamo stati noi". Siamo stati ingannati da Mussolini, costretti dai tedeschi, imbrogliati. Noi non volevamo. Non volevamo ammazzare i sindacalisti, o impiccare i libici, o bombardare gli etiopi con l'iprite. L'abbiamo fatto senza accorgercene, senza volerlo davvero, senza colpa. E dunque, tranquillamente, ci siamo assolti - è stato un gioco. E adesso siamo pronti a ricominciare.

Qualunque operaio nero, qualunque straniero, dopo quindici giorni d'Italia capisce benissimo la differenza. Fra noi italiani simpatici, brava gente, ma in fondo semifascisti e violenti, e un qualunque europeo noioso e grigio, ma civile.

Per proseguire con la lettura della Catena di San Libero:
http://www.ritaatria.it/LeggiNews.aspx?id=642