Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

lunedì 19 dicembre 2011

Alfabeto Camus, lessico della rivolta

 

FUORI RIGA
recensione di Alfonso Lentini
pubblicata su “Il Grandevetro” (n. 206 – luglio/settembre 2011)

“Figura incarnata del ribelle; quello vero, colui che prima ancora di ribellarsi agli uomini, si ribella ai fondamenti dell’esistenza”. Così Antonio Castronuovo inizia a parlarci di Camus. E lo fa secondo gli schemi tipici della collana “Fiabesca” (fiore all’occhiello delle edizioni Stampa Alternativa) che raccoglie una saggistica fortemente eretica non solo nei contenuti, ma anche nelle modalità di scrittura. Alfabeto Camus non è infatti una monografia né un saggio critico, ma una ricognizione svolazzante e bizzarra, eppure di disarmante onestà, su uno scrittore verso il quale l’autore di questo volume dichiara di nutrire una vera e propria “venerazione”.
Il libro si divide in due parti. La prima altro non è che un’intervista a un Camus che si immagina sopravvissuto all’incidente automobilistico in cui in realtà, tre anni dopo aver ricevuto il Nobel, perse la vita nel 1960. Ed è talmente palese e temerario lo stravolgimento degli eventi che la prima domanda a cui il recidivo Camus è chiamato a rispondere riguarda il successo dei suoi libri presso i giovani di Berkeley negli anni a ridosso della contestazione. È una sorta di “intervista impossibile” che però Castronuovo, con la grazia intellettuale che lo contraddistingue, riesce a rendere non solo possibile ma anche attendibile grazie a un accurato lavoro di taglio e cucito su scritti camusiani da lui solo appena ritoccati. Grazie a questo espediente sembra che l’occhio di Camus riesca a puntare una sorta di cannocchiale su un futuro che non ha potuto vedere, ma in tal modo Castronuovo riesce a mostrare (e dimostrare), nei fatti, la lungimiranza e l’attualità dell’autore de L’uomo in rivolta. Camus ha insomma qualcosa da dire non solo agli studenti del Sessantotto (dai quali si sente amato perché anche loro più che la rivoluzione teorizzavano la ribellione), ma agli uomini d’oggi.
E cosa, secondo Castronuovo, Camus abbia di urgente da dirci appare chiaro nella seconda parte del libro, che è composta da un dizionarietto arbitrario ma non troppo dove, in ordine alfabetico, vengono squadernate alcune parole chiave per la comprensione del suo mondo. Si va da “Algeri” a “Ungheria”, passando attraverso un lessico che più camusiano non si può (“Anarchia”, “Esistenzialismo”, “Lager e gulag”, La peste”, “Nobel”…), ma anche attraverso termini in apparenza più generici come “Madre”, “Mare e sole”, “Povertà”… Ne esce vivacissima e non neutrale una rivisitazione di Camus, tra le più vicine allo spirito autentico dello scrittore francese, al punto che l’autore ha ricevuto dalla stessa figlia di Camus, Catherine, una lettera in cui gli dice che da questo libro si vede benissimo come Castronuovo ami Camus “per le ragioni più giuste”. E infatti il punto sul quale il libro batte maggiormente riguarda la scelta libertaria (del tutto inconciliabile con il fondamentalismo stalinista allora imperante nelle sinistre europee) che sta alla base della sua intera produzione e che sicuramente spiega i mille ostracismi se non addirittura le scomuniche di cui fu vittima anche da parte di mostri sacri della filosofia come Sartre. (E a questo proposito Castronuovo, sornione, annota subito: “So soltanto che se leggo Camus mi ci ritrovo, se leggo Sartre sbadiglio”).
Libri come questo rimettono con i piedi per terra uomini e vicende intellettuali, Camus esce dai santini in cui qualcuno vorrebbe comprimerlo (magari per poi subito dopo dimenticarlo) e riacquista carne e sangue. Come ad esempio quando Castronuovo riporta le righe con le quali Dino Buzzati racconta il suo incontro, lui così timido e introverso, con il celebre scrittore francese: “Grazie a Dio, non aveva una testa da intellettuale, ma da sportivo, limpida, da uomo del popolo, solido, ironico ma con bonomia, in un certo senso un viso da garagista”.    

Antonio Castronuovo
Alfabeto Camus, lessico della rivolta
Collana Fiabesca
Stampa Alternativa, Viterbo 2011
Pagg. 249, E. 13,00

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