Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

domenica 24 giugno 2012

Che non ci sia la luna




Che non ci sia la luna
in quest'afoso cielo
soltanto stelle sfumate
confusione negli occhi
brina di lacrime e riso
mentre tu ignara dormi
ed io bevo i tuoi sogni





©francescorandazzo_2012







Nell'immagine: Sleeping Woman di  David Natidze

giovedì 21 giugno 2012

Gualberto Alvino: *La parola verticale*, Loffredo editore 2012

Dalla quarta di copertina:
Con ricognizioni linguistico-stilistiche a largo spettro, Gualberto Alvino affronta l’opera di outsider d’eccezionale competenza linguistica come Antonio Pizzuto, Vincenzo Consolo e Gesualdo Bufalino, «i quali – spiega l’Autore nella Premessa – non penne brandendo ma acutissimi specilli (donde il titolo di questa silloge), lavorano al trivio fra prosa, poesia e speculazione lato sensu filosofica, mirando alla rifondazione dell’arte narrativa in direzione antagonistica e di ricerca, ergo trasformando in capitale questione stilistica ogni minimo dettaglio del loro operare». «Colpiti a vario titolo e in diversa misura da imputazioni di ermetismo o di artificiosità, i tre scrittori sono strenuamente difesi dal critico per mezzo del più affilato strumento di investigazione, argomentazione e prova di cui si possa disporre: l’ermeneutica testuale, ossia la spiegazione dei significati e dei valori nascosti sotto il velame di ambigue o anomale opzioni linguistiche, interpretate quindi come stimolanti sfide all’intelligenza e alla sensibilità del lettore» (dalla Prefazione di Pietro Trifone). Filologo e critico letterario, Gualberto Alvino si è dedicato con particolare attenzione agli ‘irregolari’ della letteratura italiana contemporanea: oltre a Consolo e Bufalino, Nanni Balestrini (di cui nel 2008 ha curato la raccolta poetica Sconnessioni), Sandro Sinigaglia (Peccati di lingua, 2009) e Antonio Pizzuto, del quale ha pubblicato in edizione critica Giunte e virgole, Spegnere le caldaie, Ultime e Penultime, Si riparano bambole, Pagelle e i carteggi con Giovanni Nencioni, Margaret e Gianfranco Contini.

lunedì 18 giugno 2012

Sumeri del terzo millennio




L'odore dei libri è meraviglioso. La consistenza della pagina un'esperienza sensoriale magnifica. Le copertine seducenti ammiccamenti. Di questo sono convinto anch'io. Amo i libri, da sempre. Nel corso del tempo ne ho accumulati quattromila o giù di lì. Una casa senza libri per me è vuota, e non lo nego, mi ispira il sospetto dell'ignoranza. La mia casa l'ho anche scelta proprio pensando allo spazio per loro, c'era. Or non c'è più. Gioie e dolori del bibliofilo. Ci sono anche controindicazioni. I libri pesano, pesano molto. I libri occupano spazio, parecchio. Si accumulano e invadono ogni spazio libero. Vanno in seconda fila, in terza. Finiscono negli scatoloni, nei magazzini, nei garage. Se viaggi spesso, come faccio io, per lavoro o vacanza e vuoi portarti da leggere, studiare, etc. ti sobbarchi chili e chili di soma al costo degli esosi sovrapprezzi che le compagnie aeree esigono o di lombalgie e colpi della strega che con l'età diventano croniche ernie discali.

Così, ad un certo momento, sei mesi fa, ho comprato un ebook reader. La parola è un po' scostante, poco attraente, bisogna ammetterlo; d'altra parte "lettore di libri elettronici" fa passare la voglia di leggere mentre lo pronunci. Ciononostante l'ho comprato. Al prezzo di circa sei/sette libri di fascia media.

È una tavoletta. Tipo quelle dell'antichità. Non è un tablet. È una tavoletta priva di luce. Si ricopre di lettere, frasi, narrazioni, rotoli, papiri, libri insomma. Per leggere si ha bisogno di una luce esterna, esattamente come per un libro cartaceo. Non si stanca minimamente la vista. Pesa pochissimo. "Infinite Jest", per esempio, lo si legge reggendolo con una mano. Lo Zanichelli, idem.

La magica tavoletta sumera può contenere migliaia di libri. Li si porta appresso e pesano sempre soltanto quanto la tavoletta (duecento grammi circa). Sono sempre disponibili, si possono sottolineare, ogni libro si ricorda a che pagina eri l'ultima volta che l'hai aperto, se non sai il significato di una parola (o vuoi tradurne una straniera) si va sopra col cursore e si apre una nota del dizionario che spiega tutto. Non è poco.

Se voglio comprare un libro, vado on line con il wifi e in pochi minuti ce l'ho già dentro la tavoletta. E costano meno, non tanto meno quanto potrebbero, secondo me, comunque di meno, mediamente il trenta per cento. Ma in rete si trovano migliaia di titoli, i classici per esempio, gratuitamente. Ci sono anche dei siti di sharing tra lettori. Insomma questo per dire che anche economicamente conviene. E il costo per l'acquisto della tavoletta si ammortizza velocemente.

Come un Sumero o un antico romano, ormai vado in giro ovunque con la mia tavoletta. Leggo saporitamente. Molto, come al solito. Forse anche di più.

L'odore dei libri mi circonda ugualmente, visto che la mia casa ne è piena, ma quest'arte antica della tavoletta sumera, è molto, molto pratica e utile, ha persino un suo fascino tenere in mano quest'antenato del libro che sfrutta la tecnologia più avanzata per un piacere antico, sempre attuale: leggere.

I miei libri non sono invidiosi. Anzi, si sentono degli eletti, perché grazie alla tavoletta, sanno che per occupare spazio negli scaffali, se lo devono meritare. Stanno là, difatti, e ogni tanto qualche altro li raggiunge, per merito ovviamente.

Ogni tanto mi viene persino voglia di avvolgermi in un lenzuolo a mò di toga e con la tavoletta in mano, immortalarmi in un autoscatto (con la camera diglitale, ovviamente), stile Seneca, va'. Ma questi sono ghiribizzi strambi. Leggere è una cosa seria. E divertente. As do you like it.

Eh, sì, lo so che Seneca coi sumeri non c'entra niente, ma un costume da sumero dove lo trovo?

Ah, sì, lo so, le tavolette sumere pesavano un accidente, peggio dei libri... Ma pensate che se i Sumeri avessero avuto la tecnologia che abbiamo oggi non l'avrebbero usata?





©francescorandazzo_2012





sabato 16 giugno 2012

Così




E per errore hai vissuto
addossato al muro scabro
con lo sguardo attento
alto distaccato Al sole
come lucertola altera
Tra la pietra hai cercato
il calore raccolto notturno
E i tuoi sogni hanno corso
tra fili d'erba insetti e rapaci
Qualche volta hai ingoiato
la terra come un'ostia ruvida
Hai conosciuto il sale grosso
della memoria in te fossile
Sogni la morte stancamente
come un dinosauro bianco
mai esistito Indimostrabile

Solo il fruscio indistinto
ti ricorda l'onda lontana
e il battito ti accompagna
involontario persistere
per distrazione a volte
piacevolmente inutile

E per errore vivi Così



©francescorandazzo_2012

lunedì 11 giugno 2012

Eccedersi


Piantumare un fuscello
esile due foglie
scosse dal posarsi dell’insetto
immaginare dove cadrà la ghianda
tra sessanta lune
di quanto spazio avrà bisogno
la nuova quercia
vedere già la foresta
espandersi per ettari
avanzare oltre l’orizzonte
farsene in testa
un’immagine satellitare
dinamica
come una finestra sul futuro.

martedì 5 giugno 2012

Pizzuto e l'entropia narrativa


L’oggettivo è percezione, e di conseguenza il soggetto percipiente non può essere centro. Non più di qualunque altro soggetto percipiente.
Nello scrivere (e nel teorizzare) di Pizzuto rimbombano gli echi delle moderne teorie delle reti, dei sistemi complessi, dell’ordine caotico dell’universo, dell’invarianza di scala, si scorgono nitide le strutturazioni frattali e quelle isotropiche.
La narrazione di Pizzuto è entropica, <<è la seconda vista che sa scorgere il “vero”, ossia il poetico, al di là del reale, alla cui molteplicità il narrare –sfornito di centro e disperso in mille rivoli, ciascuno dei quali insieme marginale e centralissimo- non solo è perfettamente omologo, ma incessante adequatio>> come sostiene Gualberto Alvino, che dice poi anche <<una cosa (per Pizzuto, ndr) non è ciò che è, ma la costellazione delle cose che sembra>>. Come non riconoscere in queste espressioni le logiche di funzionamento dei moderni autofocus di videocamere e macchine fotografiche, basate su quella che viene definita logica fuzzy (logica sfumata)?
La logica sfumata è applicabile anche alla percezione dell’Io, che però non è sopprimibile. Nel suo pagellare, persino le distanze siderali che Pizzuto frappone fra sé e l’espressione del sé nella narrazione, persino l’indeterminazione del fatto vengono in qualche modo annullate nella reductio ad unum (unum in questo caso è da intendersi come flusso di percezione a forma di imbuto, il quale imbuto ha alla fine della parte stretta il soggetto) che il percipiente impone al percepito nello stesso istante in cui percepisce. E senza percezione non può esserci trasferimento a terzi –diciamo così- del percepito, neanche se il percepito è indeterminato e caotico.

venerdì 1 giugno 2012

I ciechi conoscono i cieli

I ciechi conoscono i cieli
e spesso hanno un loro concetto
degli arcobaleni
Più di tutto sono esperti di spazi immensi
e di giorno vanno di notte nei deserti

Ci vuole immaginazione
per credere nelle rose
Ci vuole un bel po' d'esperienza
per setacciare la realtà dall'apparenza

A volte un cieco giovane
ritorna un cieco vecchio
Ma ho visto ciechi che hanno visto ciechi
che hanno visto ciechi
che hanno visto se stessi allo specchio