Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

sabato 31 dicembre 2011

mercoledì 21 dicembre 2011

Quella notte

Nel pugno infantile

canditi uvette

stretto sgusciano tocchetti

a macchiare ricami

rossi scintillare bianchi

vini frizzanti flut

la provincia illuminata

(dio è ovunque)

auguri a grappoli d’invio

accendono display

in abbraccio intercontinentale.

One world.

Ci caschiamo

ogni natale.

lunedì 19 dicembre 2011

Alfabeto Camus, lessico della rivolta

 

FUORI RIGA
recensione di Alfonso Lentini
pubblicata su “Il Grandevetro” (n. 206 – luglio/settembre 2011)

“Figura incarnata del ribelle; quello vero, colui che prima ancora di ribellarsi agli uomini, si ribella ai fondamenti dell’esistenza”. Così Antonio Castronuovo inizia a parlarci di Camus. E lo fa secondo gli schemi tipici della collana “Fiabesca” (fiore all’occhiello delle edizioni Stampa Alternativa) che raccoglie una saggistica fortemente eretica non solo nei contenuti, ma anche nelle modalità di scrittura. Alfabeto Camus non è infatti una monografia né un saggio critico, ma una ricognizione svolazzante e bizzarra, eppure di disarmante onestà, su uno scrittore verso il quale l’autore di questo volume dichiara di nutrire una vera e propria “venerazione”.
Il libro si divide in due parti. La prima altro non è che un’intervista a un Camus che si immagina sopravvissuto all’incidente automobilistico in cui in realtà, tre anni dopo aver ricevuto il Nobel, perse la vita nel 1960. Ed è talmente palese e temerario lo stravolgimento degli eventi che la prima domanda a cui il recidivo Camus è chiamato a rispondere riguarda il successo dei suoi libri presso i giovani di Berkeley negli anni a ridosso della contestazione. È una sorta di “intervista impossibile” che però Castronuovo, con la grazia intellettuale che lo contraddistingue, riesce a rendere non solo possibile ma anche attendibile grazie a un accurato lavoro di taglio e cucito su scritti camusiani da lui solo appena ritoccati. Grazie a questo espediente sembra che l’occhio di Camus riesca a puntare una sorta di cannocchiale su un futuro che non ha potuto vedere, ma in tal modo Castronuovo riesce a mostrare (e dimostrare), nei fatti, la lungimiranza e l’attualità dell’autore de L’uomo in rivolta. Camus ha insomma qualcosa da dire non solo agli studenti del Sessantotto (dai quali si sente amato perché anche loro più che la rivoluzione teorizzavano la ribellione), ma agli uomini d’oggi.
E cosa, secondo Castronuovo, Camus abbia di urgente da dirci appare chiaro nella seconda parte del libro, che è composta da un dizionarietto arbitrario ma non troppo dove, in ordine alfabetico, vengono squadernate alcune parole chiave per la comprensione del suo mondo. Si va da “Algeri” a “Ungheria”, passando attraverso un lessico che più camusiano non si può (“Anarchia”, “Esistenzialismo”, “Lager e gulag”, La peste”, “Nobel”…), ma anche attraverso termini in apparenza più generici come “Madre”, “Mare e sole”, “Povertà”… Ne esce vivacissima e non neutrale una rivisitazione di Camus, tra le più vicine allo spirito autentico dello scrittore francese, al punto che l’autore ha ricevuto dalla stessa figlia di Camus, Catherine, una lettera in cui gli dice che da questo libro si vede benissimo come Castronuovo ami Camus “per le ragioni più giuste”. E infatti il punto sul quale il libro batte maggiormente riguarda la scelta libertaria (del tutto inconciliabile con il fondamentalismo stalinista allora imperante nelle sinistre europee) che sta alla base della sua intera produzione e che sicuramente spiega i mille ostracismi se non addirittura le scomuniche di cui fu vittima anche da parte di mostri sacri della filosofia come Sartre. (E a questo proposito Castronuovo, sornione, annota subito: “So soltanto che se leggo Camus mi ci ritrovo, se leggo Sartre sbadiglio”).
Libri come questo rimettono con i piedi per terra uomini e vicende intellettuali, Camus esce dai santini in cui qualcuno vorrebbe comprimerlo (magari per poi subito dopo dimenticarlo) e riacquista carne e sangue. Come ad esempio quando Castronuovo riporta le righe con le quali Dino Buzzati racconta il suo incontro, lui così timido e introverso, con il celebre scrittore francese: “Grazie a Dio, non aveva una testa da intellettuale, ma da sportivo, limpida, da uomo del popolo, solido, ironico ma con bonomia, in un certo senso un viso da garagista”.    

Antonio Castronuovo
Alfabeto Camus, lessico della rivolta
Collana Fiabesca
Stampa Alternativa, Viterbo 2011
Pagg. 249, E. 13,00

martedì 13 dicembre 2011

Recisi furori




Recisi furori

Treni non più

in Sicilia

Il piccolo Lombardo

col gran riporto

va in auto blu

Le arance marce

non si sbucciano

si buttano via



Piove
L'acqua nelle scarpe
Genere umano perduto



Fumo e pianto

Traversine divelte

sputi salati

orche delfini

scimmie cimici

Scilla e Cariddi

zattere di ferro

fazzoletti sporchi

di sangue secco

Memoria bruciata


Né madre
Né padre
Né aringhe
Nè porta di casa

Tutti mangiano
in un modo o in un altro

Tempo di novene
Nulla da arrotare


Perché tanto soffrire

 
 
 
 
 
 
© francescorandazzo_2011







mercoledì 7 dicembre 2011

STRAPANEL dal 16 al 18 Dicembre 2011

Strapanel
“Sono giorni che non so come descriverli”
di Francesco Randazzo
Rappresentazione Teatrale liberamente ispirata al DIARIO DI GUERRA di Anna Ridolfi

Aprilia  - Stabilimento Ex Claudia 
ore 21,00
Via Pontina Km 46,600
una produzione  Compagnia Teatro Finestra
dal 16 al 18 Dicembre 2011
regia di FRANCESCO RANDAZZO

con  Claudia ACHILLI, Marco BELLEUDI, Gianni BERNARDO, Emiliano BRUZZESE, Francesco COCCO, Claudio COTTIGA, Antonio D’ARIENZO, Michela DE BERARDINIS, Margarita DE LA CRUZ GARCIA, Alfonso FIERO, Tiziana GALLO, Marithe’ GIUDICE, Ermanno IENCINELLA, Gianfranco IENCINELLA, Salvatore ROMANO, Nunzia ZAGARIA, Daniela ZEPPETELLA

luci suono video  MICHELE DE NISI   RAFFAELE TROMBETTA
costumi  MARITHE’ GIUDICE
spazio scenico  FRANCESCO RANDAZZO
installazioni  CLAUDIO COTTIGA
collaborazioni  RENZO RIDOLFI  SALVATORE DI MALTA
regista collaboratore  RAFFAELE CALABRESE

La memoria non è la Storia. Può esservi dentro, e senz'altro lo è, ma può anche da essa essere deviata o rimossa, o semplicemente offuscata da ciò che i grandi avvenimenti inevitabilmente macinano dentro le versioni ufficiali.
La memoria è dentro ogni uomo, si potrebbe anche dire che privo di essa egli  non è più tale e che il senso di una vita si avvalora nel tempo che essa seguita a vivere nella memoria.
La memoria a volte si smarrisce o si perde, altre volte riaffiora e rinnova o aggiunge spessore e valore alla vita stessa.
Questo nostro lavoro sulla memoria di Annetta, ragazzina dimenticata e travolta dalla Storia e dal destino, inseguita ostinatamente per più di cinquant'anni dall'amore di un ragazzo tedesco semplice e buono, è un omaggio alla vita, al coraggio, alla purezza dei sentimenti che non si fecero sporcare dagli avvenimenti più crudeli e dalle folli, aberranti storture che il nazifascismo produsse in quel tempo.
Lo spettacolo che abbiamo creato è un atto di "poiesis" del gruppo di attori che interpreta e sublima, attraverso un atto di creazione artistica, la bellezza e lo struggimento per la vita, l'amore e la morte. Storie di persone dimenticate che però, nel loro risvegliarsi e accadere in scena, ci regalano il respiro profondo dell'anima pura, semplice e potente che il mondo contiene in ognuno di noi, sopita dagli affanni, deviata dal tempo, ma che a volte, come in questo caso, si risveglia e torna ad abitarci.
Dalla piccola tenace matita di Annetta, dall'ostinata speranza del giovane Hermann, fino a noi.
Francesco Randazzo





lunedì 5 dicembre 2011

Misure straordinarie



Misure straordinarie
È ora di portare in Svizzera
i capitali o in mancanza
il corpo evada tutto
meglio fieri magri
che sfatti corrotti

Sacrificio per sacrificio
meglio un paese di cioccolata
off shore oppure off life
che questo paese di merda
continuamente centrifugata
nel frullatore scoperchiato

Misure straordinarie per
pisellini retrovoraginiferi
menti di pollo bocche sdentate
ministrali minestre lacrimali
passere di solitaria intesa
grilli patroni senza pitigrilli
monti che rompono le acque

Cadono cucuzze buzzurre
Meglio non piegarsi

In piedi dannati della terra
In piedi forzati della fame
La ragione tuona nel suo cratere
È l’eruzione finale

Del passato facciam tabula rasa
Non ci son supremi salvatori
Né Dio né Cesare né tribuno
Chi produce si salvi da solo

Decretiamo la salute comune


Supercalifragilistichespiralidoso



© francescorandazzo_2011